16 marzo: vuota casa piovosa e fredda

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Volevi un pomeriggio nei vicoli, a guardare le vetrine; comprare qualche abito, bere un caffè. Camminare senza meta, senza tempo. Pomeriggio quasi di primavera, pomeriggio di chiacchiere e tempo perso.

Lalolli aveva deciso di accompagnarti, saltando le lezioni all’Università. Ice, no: sarebbe venuta poi, dopo le cinque, a pomeriggio inoltrato.

Ma la pioggia, la pioggia, la pioggia.

Ancora pioggia: sottile, leggera, impalpabile poi scrosciante, a gocciole fitte, più grosse.

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Pomeriggio di corse, di vento, di pioggia. L’ombrello, il bavero rialzato, la giacca allacciata per vincere il freddo. La pioggia, senza tregua senza pietà sul selciato, con le aiuole bagnate, l’asfalto scuro, le pozzanghere gli spruzzi delle auto..

Pomeriggio un poco sprecato, tolto ad altro: un libro, la musica, qualche utile lavoro di casa. Pomeriggio grigio luminoso fra le luci e le musiche dei negozi. E la pioggia fra un interno e l’altro.

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Tornare a casa prima,  passare meno tempo fuori. Salutare con un bacio Ice e Lalolli, partire.

L’autostrada buia, sempre pioggia battente, il rumore continuo del tergicristalli; fasci di luci – abbaglianti – ed il vuoto intorno. Chissà se la strada è giusta, chissà… Difficile dirlo, nel buio, sotto la pioggia battente.

A casa la notte, ormai; il buio delle luci spente – non c’è nessuno – qualche riverbero dei lampioni fuori, il silenzio.

Sono  vuote le stanze, sono così grandi. Fredde e silenziose ti attendono, grandi come ieri, come ogni giorno. Intorno la notte, priva di suoni apparenti solcata solamente da te che cammini per le camere, apri piano qualche cassetto, lo richiudi, bevi l’acqua in cucina, spegni il televisore.

Posi il libro sul cuscino accanto a te, e smorzi la luce.

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La notte

So poco della notte
ma la notte sembra sapere di me,
e in più, mi cura come se mi amasse,
mi copre la coscienza con le sue stelle.
Forse la notte è la vita e il sole la morte.
Forse la notte è niente
e le congetture sopra di lei niente
e gli esseri che la vivono niente.
Forse le parole sono l’unica cosa che esiste
nell’enorme vuoto dei secoli
che ci graffiano l’anima con i loro ricordi.

Ma la notte deve conoscere la miseria
che beve dal nostro sangue e dalle nostre idee.
Deve scaraventare odio sui nostri sguardi

sapendoli pieni di interessi, di non incontri.

Ma accade che ascolto la notte piangere nelle mie ossa.
La sua lacrima immensa delira
e grida che qualcosa se n’è andato per sempre.

Un giorno torneremo ad essere.

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