PICCOLI CONTRATTEMPI

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Sei tornata a casa di corsa:  non potevi proprio aspettare le colleghe, le parole un po’ vane, i saluti. Eri fuori dal mattino, eri stanca, eri lontana ormai da quel pomeriggio trascorso intorno a te chiusa in una stanza a lavorare …  così sei stata la più  veloce e sei uscita per prima.

C’era il sole, ancora, nel tardo pomeriggio di inizio aprile, un mercoledì di aria frizzantina, col cielo sgombro dalle nuvole.

Sei salita veloce le scale, sei entrata, hai posato come sempre la borsa nell’ingresso, la giacca su una sedia. Hai salutato la solita gatta che ti è venuta incontro strusciandosi contro le tue gambe. Hai aperto la porta dello studio dove il sole carezzava ancora il parquet e la scrivania di legno scuro ti invitava, ti chiamava.

Era dal mattino che pensavi di scrivere Storia di Berlecca, la seconda stesura, l’ultima. L’avresti poi subito dispersa fra le nuvole, nel tardo pomeriggio di aprile, verso sera, oggi.

Ma in casa millemila calzini calze collant, camicie calzoni asciugamani, strofinacci lenzuola federe,  aspettavano di essere raccolti piegati e poi stirati; i piatti le pentole le padelle nel lavello arrivavano al soffitto, c’era da spazzare da riassettare.

Hai chiuso la porta dello studio e ti sei fatta sorda alla scrivania. Nel vecchio quaderno  ingiallito la storia di Berlecca scritta a mano dal venti di aprile del millenovecentosettantanove avrebbe aspettato ancora un poco.

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Così scriverai stanotte la storia di Berlecca, la posterai stanotte, forse, se non ti addormenterai sul divano con la luce accesa e la televisione che blatera inutile i suoi programmi notturni, quelli che non vedi mai.

Forse ce la farai, stanotte, e le parole si scioglieranno veloci sul video del computer, riprenderanno forma, saranno una storia.

Storia di Berlecca la leggeranno stanotte, forse. Se non ti addormenterai.

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Alternativa episodica del poeta

Stavo per scrivere una poesia
invece ho fatto una torta ci è voluto
più o meno lo stesso tempo
chiaro la torta era una stesura
definitiva una poesia avrebbe avuto
un po’ di strada da fare giorni e settimane e
parecchi fogli stropicciati

la torta aveva già una sua piccola
platea ciarlante che ruzzolava tra
camioncini e un’autopompa sul
pavimento della cucina

questa torta piacerà a tutti
avrà dentro mele e mirtilli rossi
albicocche secche tanti amici
diranno ma perchè diavolo
ne hai fatta una sola

questo non succede con le poesie

a causa di una inesprimibile
tristezza ho deciso di
dedicare la mattinata a un pubblico
ricettivo non voglio
aspettare una settimana un anno una
generazione che si presenti il
consumatore giusto

Grace Paley, Piccoli contrattempi del vivere

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