INCIPIT

Se fosse un storia sarebbe un nuovo inizio, un incipit…

Sarebbe il giallo che vuoi scrivere e comincia con un coltello, un semplice ma affilato coltello da cucina che colpisce lacera taglia. Che uccide: un coltello sporco di sangue abbandonato poi sul pavimento dove lo stesso sangue gocciola, quel caldo fiotto che poco prima scorreva nelle vene ed ora ristagna sulle piastrelle fredde di una stanza in una casa qualunque.

Voi non sapete, non potete sapere: non potevo farne a meno. Quando i miei occhi hanno visto, quando la mia mente ha capito, non ho potuto farne a meno…

No, non va bene: questo non sarebbe l’incipit: sarebbe un pezzo più avanti, un giallo non può cominciare con il racconto dell’ assassino.

Se fosse una storia sarebbe un inizio, l’incipit.

Sarebbe una storia d’amore, l’amore scabro e difficile, quello che va avanti nonostante tutto, che combatte e alla fine vince. Sarebbe i teneri baci sul collo, l’odore di buono di un dopobarba, le mani che solcano la pelle lasciando un dolce segno per non farsi mai più dimenticare. Sarebbe i litigi della quotidianità, lo stare senza parlarsi poi fare la pace di sera, sarebbe il sapersi senza dirsi.

I suoi occhi neri la guardavano, e dentro lei leggeva un amore infinito: il bisogno di non lasciarla andare, il sapore del lunghi anni che avrebbero passato insieme…

Ma no, neppure questo va bene: questo è un finale, un finale felice.

Se però lo capovolgi potrebbe essere un nuovo inizio, un incipit davvero, il tentativo maldestro di ricominciare, un bacio dato di sfuggita, la carezza lunga sulla schiena, un sorriso. Il litigio finito con una risata, le preoccupazioni divise, le gite spensierate…

Se fosse un storia.

 Solo per amore

Se devi amarmi, per null’altro sia

se non che per amore.

Mai non dire:

t’amo per il sorriso,

per lo sguardo,

la gentilezza del parlare,

il modo di pensare così conforme al mio,

che mi rese sereno un giorno.

Queste son tutte cose

che possono mutare, amato,

in sé o per te, un amore

così sorto potrebbe poi morire.

E non amarmi per pietà di lacrime

che bagnino il mio volto.

Può scordare il pianto chi ebbe a lungo il tuo conforto,

e perderti.

Soltanto per amore amami e per sempre, per l’eternità. 

Elizabeth Barrett Browing

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Si sparge dolce l’alba sulle mie colline.

Si sparge dolce l’alba sulle mie colline. Il sole di fine maggio spunta e  luccica il bosco, la verde pianta,  il fiume.

Si snoda l’asfalto, gareggia col cielo, incontra il profilo di qualche rara nube bianca che aspetta il mezzogiorno.

Cantano in crescendo gli uccellini della primavera, felici del piccolo seme che portano nel becco, si rincorrono  nel cielo, si incrociano si superano si lasciano indietro, e cantano cantano cantano.

Tu respiri il senso del giorno nuovo,  il significato di quest’alba di fine maggio ti esplode nel petto. Guardi fuori, il balcone ed i suoi fiori, il salice poco oltre che non piange più, la magnolia con le mani aperte, luccicanti anch’esse  come il bosco su per la collina, le verdi piante, il fiume.

Dalla cucina arriva l’afrore del caffè, la radio con la voce di chi – chissà chi – commenta i giornali del giorno nuovo.

Profumo di fragole, zucchero sparso sul tavolo, la gatta che si struscia contro le tue gambe e ti chiama, vecchia zitella pettegola anche lei come la luna della notte appena trascorsa. Farfalle nel petto, in fondo alla gola, fra le gambe dove i segreti si incontrano.

Svegliati, riprendi in mano il tuo tempo e il tuo spazio, sogna senza più dormire.

… sogna

Ogni mattina

Ogni mattina il mio stelo vorrebbe levarsi nel vento
soffiato ebrietudine di vita,
ma qualcosa lo tiene a terra,
una lunga pesante catena d’angoscia
che non si dissolve.
Allora mi alzo dal letto
e cerco un riquadro di vento
e trovo uno scacco di sole
entro il quale poggio i piedi nudi.
Di questa grazia segreta
dopo non avrò memoria
perché anche la malattia ha un senso
una dismisura, un passo,
anche la malattia è matrice di vita.
Ecco, sto qui in ginocchio
aspettando che un angelo mi sfiori
leggermente con grazia,
e intanto accarezzo i miei piedi pallidi
con le dita vogliose di amore.

Alda Merini

Tre di tre, trilogia per Alda