Pomeriggio, dieci di luglio

Fuori, il cippicìo degli uccelli piccoli –  passeri, cutrettole, usignoli, forse rondini, chissà – nascosti fra i rami dei carpini lungo il viale –  che si intrecciano con il gorgheggio più fondo di quei merlotti che sui tetti han fatto il loro nido; in casa, Fontane di Roma di Ottorino Respighi.

La fontana di Trevi al meriggio ti colma le stanze, ti invoglia al lavoro che meno ami: spazzare spolverare passare lo straccio, svelta una lavatrice di capi scuri poi stenderli ed un’altra piena di asciugamani colorati subito dopo. Impegni domestici da rimandare, procrastinarne la risoluzione, ottimizzarne il dato di fatto. Rassegnarsi e farli quando proprio non puoi farne a meno.

Sono suoni più suoni, ancora suoni: cinguettii che rilanciano clarinetti, violini che sovrastano l’aspirapolvere e fuori, aranciato, il pomeriggio d’estate; il sole un po’ velato – oggi – e diviene così impellente la voglia di uscire con un libro, per andare in giardino sulla sedia a sdraio, un po’ ricordi antichi, un po’ bisogno di frescura. Attesa dei segni, ricordi di quando da bambina lavoravi all’uncinetto seduta in cortile all’ombra dei noccioli e si stemperava la calura tra le fronde.

Fuori, il cippicìo degli uccelli piccoli –  passeri, cutrettole, usignoli, forse rondini, chissà – nascosti fra i rami delle gaggìe che crescevano lungo il fiume e  si intrecciavano con il gracidìo di rane nascoste nella melma quasi asciutta. Libellule assetate  contendevano sorsi d’acqua ai moscerini.

Era lungo il fiume che passavi il pomeriggio, con le amiche, a tredici anni. Il sole tremolava tra le fronde, batteva contro la pelle esposta, giocava se ti nascondevi e ti sdraiavi sull’erba un po’ paurosa per le bisce, che le risate e le chiacchiere però allontanavano. Pomeriggi lunghi, di calura, di soffoco lungo lo stradone e di odore acre dall’asfalto.

Erano suoni più suoni, ancora suoni: cinguettii che rilanciavano canzoni a squarciagola, lo sciabordare dell’onda fra le caviglie, la ricerca dell’isoletta in mezzo al fiume e ancora le risate. Una bottiglia d’acqua ormai tiepida con acqua e sciroppo di ciliegie, pane e marmellata, le formiche che arrivavano in lunghe file giudiziose a cercare le briciole nascoste sotto i sassi. Poi, il campo di grano maturo con ai bordi papaveri e qualche fiordaliso, sulla strada in salita verso casa.

Quadri di Mary Cassat

L’Estate sui campi

Splende a distesa il giorno
rosato alla pianura,
la tremula calura
richiama a lungo intorno
dall’alto il visibilio
dei passeri nel sole.
…Il grano trema e nere
si schiudono farfalle
all’afa azzurra; d’oro,
riversa a quel ristoro
di luce, nelle gialle
stoppie bisbiglia l’aria…
…Così morbido e solo
scorre sul fiume il verde
silenzio che alle valli
odoroso si perde.
Restano i campi gialli,
monotona campagna
dei grilli e della sera…

ALFONSO GATTO

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