Ed e’ notte, ancora

L’eterna giornata torrida di fine luglio ha lasciato posto ad una sera quieta, al fresco ristoro del vento leggero che muove appena le foglie.
La collina verde ha perso il suo colore ed è nera, ora. Soltanto due luci vicine, sorelle nello stretto spazio fra gli alberi, rompono il buio. Si spegneranno insieme, più tardi, affievolendosi piano quando la notte avanzerà dal bosco.
Ed è il bosco che segna il contorno della collina, il suo segno contro il cielo, nero anch’esso ma di un altro nero. Una nuvola passa dietro, forse un po’ timida, così va presto a nascondersi dietro la collina. Poco in alto, una stella trema, sola in quel tratto di cielo.
Le altre sono più in là, verso la Liguria, a sud, e si stringono fra di loro aspettando la notte.
La luna risplende quasi al colmo e guarda giù stupita la follia del mondo.
Passa una moto sulla strada, si fa silenzio, e dopo si sgrana il rosario delle auto. Silenzio, di nuovo silenzio, ma dura un attimo appena. Si accende la voce di un televisore, parla qualcuno nella casa di fronte senza aspettare risposta, tace.
Un bambino urla a sua madre una litania di stanchezza e di sonno, poi si quieta: dorme.

Quella notte, l’ultima prima di partire, dopo l’amore cercasti il fresco profumo della montagna uscendo  sul balcone. Lui ti teneva stretta e additava le stelle, sopra il Sassolungo.

Non vi stancavate mai: non bastava la notte, era troppo breve il giorno. Era proprio la pelle –  la tua e la sua – che non smetteva mai di cercare quella dell’altro.

Quella notte splendeva la luna quasi al colmo e guardava giù stupita le sue carezze, i tuoi baci. La vallata si apriva davanti al balcone ed il cielo era immenso, sopra il Sassolungo.

La sera quieta diviene notte piena ed il vento si fa più forte; ristora, anche se è un vento caldo che opprime un poco gli alberi, che stanca fra i capelli. La collina nera palpita, le due luci sorelle si spengono. Tace il rosario delle auto lungo la statale: ne passa una ogni tanto, sempre più di rado … Si spengono una ad una le luci delle case, si affievoliscono le voci che divengono bisbigli, sussurri nel buio. Sul terrazzo ora c’è una brezza leggera che muove il telo delle sdraio ancora aperte; le mattonelle roventi, provate dalla calura del  giorno che non si è del tutto spento, riscaldano la pianta del tuo piede mentre cammini e ti appoggi alla ringhiera.

L’indomani lasciaste Selva sul presto, quando ancora la valle si svegliava. Nuvole bianche velavano ormai il sole e promettevano pioggia. In pianura però luglio bruciava ancora l’asfalto, e all’autogrill la lunga coda dei tedeschi assetati che scendevano verso il mare faceva interminabili file alla cassa. Non trovaste un parcheggio all’ombra, non trovaste posto per sedervi.

Poesia d’ amore

Le grandi notti d’estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.

Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare,
dal vento che pare l’anima.

E baci perdutamente
sino a che l’arida bocca
come la notte è dischiusa
portata via dal suo soffio.

Tu vivi allora, tu vivi,
il sogno ch’esisti è vero.
Da quanto t’ho cercata.

Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi ochhi.

E il bacio che cerco è l’anima.

ALFONSO GATTO

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