Anno bisesto…

virginiaepoi

2016-calendario[1]

Un nuovo anno è  appena iniziato e, a giudicare dalle tradizioni, il 2016 è un anno particolare, o almeno dovrebbe, in quanto bisestile.

L’anno bisestile è un anno solare in cui avviene la periodica intercalazione di un giorno aggiuntivo nell’anno stesso, un accorgimento utilizzato in quasi tutti i calendari solari (quali quelli giuliano e gregoriano) per evitare lo slittamento delle stagioni: ogni 4 anni accumulerebbero un giorno in più di ritardo. Per correggere questo slittamento, agli anni “normali” di 365 giorni (ogni 4 anni) si intercalano gli anni “bisestili” di 366: il giorno in più viene inserito nel mese di febbraio, che negli anni bisestili conta 29 giorni anziché 28. In questo modo si può ottenere una durata media dell’anno pari a un numero non intero di giorni”

“Anno bisesto, anno funesto”, recita il detto. Ma perché si dice così?i motivi risalgono a tempi molto remoti. I primi a…

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Due gennaio

Aspettando la neve si fa sera, in questo giorno lungo, vuoto di pensieri, colmo di cose.

Il gnaulìo dispettoso del gatto che reclama per uscire, uno stormo di corvi che gracchia oltre i tetti delle case, la pioggerella leggera mista ai primi fiocchi; buio in casa, non ci si vede in viso: permane una grigia penombra fatta di gesti a malapena indovinati. Un tossicchiare lontano, dal piano di sopra, il ticchettio di chi si prepara per uscire, una porta sbattuta, la chiave che gira nella toppa.

Due gennaio, e aspetti la neve che rischiari, mentre si fa sera.

Pochi giorni ancora, poi ricomincerà la sequela delle mattine affannate, dei pomeriggi pieni; ritornerà la sera, stanca, con il suo carico di rimandi all’indomani. Devi fare un programma,  portare avanti un progetto, non perderti nel tempo che ti manca: occorre cambiare un po’ rotta ma non tanto, variare qualche nota, sostituire uno spartito; non perdiamoci d’animo, l’anno nuovo è apena cominciato.

Aspettando la sera ancora non cade, questa neve; un passero si è posato sul balcone e becchetta chissà cosa, poi dispare.

Augurio di Capodanno

Io credo all’uccellino batticoda:
che ci porti il buon anno.
Scorre liscio su l’umido tappeto
di bruni muschi, alla soglia del mare,
sosta un tratto a beccare, e poi di nuovo
scivola via come una spola, vola,
sparisce in cielo. Neppur ci ha guardati.
Ma è bello, affusolato, grigio e bianco,
porta, certo, il buon anno.

Diego Valeri