Giorno d’inverno, 26 gennaio

Irrompe il giorno quando apri le imposte; è già chiaro, ormai, anche a quest’ora.

Non c’è brina, sui tetti, stamane; non tremano i rami dei carpini ricoperti di gelo: non c’è gelo ed il lauroceraso scintilla alla prima luce del mattino.

La luna palpita grande verso ovest, proprio sopra l’Appennino, dove immagini il mare, e lunghe ditate di nubi grige ti indicano quei luoghi verso i quali vorresti volare. Ad est le nuvole sono gialle, ma appena, e rosate: non sono lunghe ditate ma pugni dolci scherzosi che si fanno carezze. Lì il sole sta per nascere, sarà presto più alto nel cielo e verso sud la nebbiolina leggera sale lenta verso il sommo della collina, nasconde gli alberi e le case: dispare la piccola borgata con i suoi alberi, le sue case, il suo campanile dietro una cortina di fumo che si muove verso l’alto, verso il cielo.

Si son fatti più lunghi i giorni ed il sole già scalda, attorno al mezzogiorno; si riscalda anche la pelle, così; un lieve tepore pervade, si allarga e toglie spazio alla notte gelida e silenziosa, al non parlarsi, all’odiarsi. E’ passato tanto tempo, ormai, e si sgretolano anche le abitudini care, quelle che ti mantenevano ancorata alle sue onde. Ora non sai, davvero non sai, mentre il sole sale alto nel cielo e fa più freddo, mentre cammini per casa stringendo tra le dita la tazzina di caffè bollente; fuori, il sole. Devi affrettarti perchè poi non sia troppo tardi e l’illusione per sempre ti invischi.

La cometa


Quel mio amore per lui aveva ali di cera
lunghe le ali sembravano eterne
battevano il cielo sicure, sfioravano picchi,
puntavano al sole con nervature nervine.

Fuse le ali ormai mi ricrescono dentro,
soltanto ora perdute mi diventano vere,
e ai cuori incauti grido: la passione è un fantasma
troppo importante, uomini, per potersi incarnare.

Chiomate vaganti comete di Halley, presagi
disastri prodigi che infiammano e gelano il sangue,
nessuno osi fissarvi, si arrischi a sfiorare
coaguli di pura lontananza –  morgane.

Maria Luisa Spaziani

 

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