Primo di aprile

Notte.

Un buio freddo, un tardivo gelo che lega le caviglie, un brivido attraverso le spalle.

Era il giorno pieno – ventoso – quando pensavi all’inventario e ricordavi Gina Lagorio, le sue parole quasi ultime, i suoi ricordi. Ti dicesti: “Anch’io lo scriverò, ma sarà un ricominciare.

Poi, gli accidenti del tempo, un giovedì qualunque, uno dei tanti: il supermercato, la spesa, chiacchiere con poco costrutto fra le corsie, alla tua destra il banco dei surgelati e alla sinistra i vini. Saluti e baci alla signora che un tempo conoscevi e di cui ora non ricordi il nome, il parlare generico per non far capire che non sai più bene chi sia… Tornare a casa e scoprire che è tardi e non te ne sei accorta, maledetta quest’ora e quest’orologio che ti confondono; non puoi andare a dormire, non ancora. Devi tornare a riprendere il ritmo, devi segnare i giorni con qualche breve appunto, un paio di righe. I petali dei fiori di pesco sono a terra, accanto a quelli delle magnolie. Attenta a non calpestarli, attenta. Fanno scivolare se cammini veloce e non ci pensi.

La sera ti è piombata attorno, ti ha colta di sorpresa mentre pensavi di avere tanto tempo; primavera avanza tra un vento gelido ed un sole che ancora non riscalda, tra giorni lunghi e notti vuote.

Sarà il  tepore di aprile, saranno i fiori; è  sera fredda come stasera: dentro alle nuvole grigie la pioggia aspetta.

Silenzio nella casa, tutto tace attorno; notte.

Primavera nordica

 

Tutti i miei castelli d’aria si sono sciolti come neve,                                                                      tutti i miei sogni defluiti come acqua,
di tutto ciò che ho amato mi rimane
un cielo azzurro e qualche pallida stella.
Il vento si muove piano tra gli alberi.
Il vuoto riposa. L’acqua è silenziosa.
Il vecchio abete sta sveglio e pensa
alla nuvola bianca baciata in sogno.

EDITH SÖDERGRAN

 

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