Pomeriggio, sole

Ma scalda, il sole, illumina la siepe al confine tra un giardino e l’altro. Scalda sulle braccia, sul viso, fra i capelli, anche se  il vento soffia forte, rimbomba, sposta, alza la polvere delle strade. E’ segno d’aprile, il vento; è segno di aprile anche il sole.

Sono giorni lunghi, i più bei giorni: cantano i passeri nei cespugli, ronzano i primi mosconi, profuma di attesa l’aria anche in città. Ti spingi sotto la pelle la voglia di fare qualcosa di nuovo, la voglia di andare.

Fra le labbra una lunga poesia.

Giuro per i miei denti da latte
giuro per il correre e per il sudare
giuro per l’acqua e per la sete
giuro per tutti per i baci d’amore
giuro per quando si parla piano la notte
giuro per quando si ride forte
giuro per la parola no
e giuro per la parola mai e per l’ebrezza giuro,
per la contentezza lo giuro.
Giuro che questa terra non sta per finire
giuro che io sento a volte una gioia così grande,
giuro che la gioia esiste, che esiste e io la sento,
e giuro che non mi lascerò intristire
da nessun piagnucololso profeta,
da nessun artista che mercanteggia col dolore,
da nessuno che scorrazza nel sangue e me lo spiega
da nessun imbonitore con le sue parole soffocanti.
Giuro che io salverò la delicatezza mia
la delicatezza del poco e del niente
del poco poco,
salverò il poco e il niente il colore sfumato,
l’ombra piccola
l’impercettibile che viene alla luce
il seme dentro il seme,
il niente dentro quel seme.
Perché da quel niente nasce ogni frutto.
Da quel niente
tutto viene.

Mariangela Gualtieri

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