Diciotto aprile

 

Ancora ti commuovono gli alberi, come ogni anno di questa stagione.

Si allarga nel petto un senso che non ha parole: forse è il cuore che schianta la felicità dei colori, l’armonia nei sussurri del vento tra le foglie.

Così, in questa stagione – ogni anno – , ti commuovono gli alberi.

Sono i pioppi eleganti cresciuti lungo l’argine dei fiumi, con il loro tronco argenteo, liscio alle dita, con le loro foglie appena tonde, brillanti anche verso sera, che ti attirano e ti incantano.

Sono i carpini del viale, rugosi anche da bambini, dalla chioma compatta che oscilla unita contro il vento; i carpini generosi, ricchi di cinguettii e di nidi, che fanno vela contro il cielo e ti ristorano nella calura di luglio.

Sono le magnolie dei giardini, dai fiori bianchi o rosa, aperti come il palmo della mano quando dona: a sera accolgono i voli dei pipistrelli e guardano alla luna.

Sono le snelle gaggie nate per caso lungo il bordo della strada, che ti proteggono quando passi in auto e stringi fra le mani il volante, e spingi l’acceleratore.

Sono i noci solenni e i gelsi del confine, i ciliegi in fiore, i mandorli piegati contro il vento e i tigli che ancora senza fiore già profumano.

Non hai parole abbastanza per dire degli alberi, non hai lettere né suoni.

Sfogli il dizionario, cerchi nell’enciclopedia …

 

 

Tu non sai
Tu non sai :
ci sono betulle che di notte
levano le loro radici,
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi
camminano o diventano sogni.
Pensa che in un albero c’è un
violino d’amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta
in un crepaccio e poi diventa vita.
Te l’ho già detto: i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire


Alda Merini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Aprile, uno

Primavera

Ed ecco che un susino
bianco sbocciò sul verzicar del grano.
Come un sol fiore gli sbocciò vicino
un pesco, e un altro. I peschi del filare
parvero cirri d’umido mattino.
Uscìano le api. Ed or s’udiva un coro
basso, un brusìo degli alberi fioriti,
un gran sussurro, un favellar sonoro.
Dicean del verno, si facean gl’inviti
di primavera. Per le viti sole
era ancor presto, e ne piangean, le viti,
a grandi stille, in cui fioriva il sole.

GIOVANNI PASCOLI