Martedì, temporale nell’aria

[Constable - Study of Clouds]

Un paio di mosche morte sul parquet non disturbano la gatta che dorme raggomitolata contro la finestra e sogna; intanto muove piano una zampetta, annaspa, forse afferra qualcosa che soltanto lei sa. Ronza un po’ arrabbiata, gnaula: ma nulla la sveglia e l’anturium la guarda sorpreso, si china verso di lei, sembra volerla carezzare con le sue foglie di cuore verde.

La luce del sole  si offusca: nuvole bigie, grasse, colme d’acqua, invadono il cielo: pioverà. Il vento ha smesso di gemere poco fa ed i panni stesi sul terrazzo si sono fermati; immobili, attendono.

Lascia che sia finita questa settimana, che il cuore riposi un momento; lascia che venga l’estate ma che non faccia troppo caldo: allora tornerai più spesso ad affacciarti, siederai sulla sdraio, potrai passare ore a raccontare. Non sai ancora da che parte comincerai perché come i bambini fai fatica a pensare troppo avanti nel tempo, ma comincerai: sarà qui  che lo farai.

Ed uno scroscio improvviso, un tuono lontano, una folata di vento sussurrano che sarà vero, che accadrà.

[Constable - Brighton Beach with Figures]

 

E’ ancora capace d’infanzia

E’ ancora capace d’infanzia
il tronco ficcato sul cuore
della città. Una luce d’alba gli esce
dai rami, ai piedi gli si affolla
tremando un subbuglio di verde.

A un vento improvviso lo zampillo
della fontana gira verso il tronco
assentendo, approvando: -D’accordo,
sussurra, la vita può essere
ancora bella

Daria Menicanti

Le immagini sono di Constable: come le dipinse lui, le nuvole, credo nessuno...
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Maggio, verso la fine

I libri sul tavolo del salotto iniziati e non finiti, sempre uno nuovo, sempre uno ad accrescere la pila: Alice Munro accanto a Giovanni De Luna, resistenza e in fuga, inconciliabili aspetti di uno stesso cuore; Elisabeth Strout fa coppia con Fernando Pessoa e ancora non sai se si sono già amati o un giorno, forse, si si ameranno.

La gatta si stira sul divano e Lalolle torna: si avvicina giugno, ormai, anche se le nuvole grigie sono gonfie di pioggia.

In cucina le tazze sul lavello sono orlate di caffè, e la caffettiera ha macchiato i fornelli; devi passare la spugna, un bel po’ di detersivo; devi pulire riordinare mettere a posto, devi riorganizzare gli spazi, la tua vita. Anche il guanto da forno è macchiato, le presine hanno diverse bruciature ma l’orchidea alla finestra è in fiore.

Domani Ice partirà presto, non la accompagnerai: si è lanciato dal tetto, quel minuscolo passero.

Il tavolo di vetro del soggiorno è pieno di ditate ed i graffi, ormai, non lasciano scampo: sono rughe poco profonde, rughe sottili, segni indelebili, ma senza segni non c’è storia, non c’è narrazione. Ripulirai, ma i graffi no, quelli non se ne andranno; saranno segno di un tempo lungo, vissuto giorno dopo giorno.

Un raggio di sole si fa strada, arriva a colpire le tue dita che battono veloci sui tasti e scrivono:  una lunga collana di parole, frasi che si intrecciano, storie che iniziano, personaggi che si incontrano.

Verso sera si è placato il temporale, le pozzanghere rispecchiano un cielo che non è ancora sgombro ma promette il sereno.

I ricordi che si affastellano hanno lo stesso odore della terra bagnata, lo stesso turgore colmo: è dolce ripensare a tutta la strada che hai dietro le spalle.

Più innanzi, si indovina il mare

 

Gli anni si accavallano a riccioli di spuma 

Gli anni si accavallano a riccioli di spuma
e a intermittenti ondate nere.
Mi divide dal mare una spiaggia che cresce
nel cuore della notte e mi ributta
relitti di naufragi.

Bel museo in disordine. Gli oggetti
non sono compatibili. Fra i libri
della mia adolescenza vigoreggiano
i balocchi dei figli, ed a brandelli
sfilacciati il mio abito da sposa.

Non si riposa il mare. E mi pretende
vigile a contemplare quanto resta
sul campo di battaglia. In prospettiva
si inazzurra il passato. E benedico
i miei e altrui peccati.

Maria Luisa Spaziani