diciotto

Autunno Gauguin

Aspetta ancora, il sole tiepido, guarda i giardini dalle foglie che cambian colore: sono i gialli, gli ocra, i rossi, i vermigli, le bacche quasi amaranto, la terra calda e castana, i tronchi ocra e verdastri…

Sempra quieto, il sole: non ha le urla dell’estate, nè il bagliore freddo delle serene giornate decembrine; manca pure della dolcezza primaverile, quando all’alba la giornata si affaccia tiepida e lo guarda innamorata.

Cerca ancora gli angoli più nascosti, il sole di questa giornata d’autunno – diciotto ottobre duemilasedici, abbastanza vita dietro le spalle, qualcosa ancora davanti – mentre il pomeriggio avanza lento e un po’ stanco, in apparenza, ma ancora colmo di cose da fare.

Cadono le foglie, luccicano i laurocerasi, ronza un moscone fuori dalla finestra, passa un’auto sullo stradone; nel riquadro davanti alla finestra la gatta si allunga, sbadiglia, si lecca una zampa e si sdraia perfetta nello spazio che il sole scalda. Qualcuno ascolta musica alla radio, un uomo poco lontano chiama: chissà chi chiama.

Poi quando vorresti sei sola.

Sola con il cielo, con le nuvole, con te stessa e i tuoi desideri.

Poi – quando vorresti – sei sola.

Non sono i chicchi d’uva dolce, non è il sole ancor caldo sulla pelle, e neppure lo specchio che ti rimanda quella te stessa che eri che sei: nulla basta, nulla occorre, nulla c’è.

Vorresti, e sei sola.

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Ottobre

O silenzioso mite mattino d’ottobre,

le foglie son mature per cadere;

il vento di domani, se avrà forza,

le spazzerà via tutte.

Chiamano i corvi sopra la foresta;

domani forse a stormi se ne andranno.

O silenzioso mite mattino d’ottobre;

lento comincia le ore di questa giornata.

Fa’ che il giorno ci sembri meno breve.

Non ci dispiace se tu dolcemente ci illudi,

illudici nel modo che tu sai.

Stacca una foglia allo spuntar dell’alba,

a mezzogiorno stacca un’altra foglia;

una dai nostri alberi, ed un’altra

molto lontano.

Trattieni il sole con nebbie gentili;

incanta la campagna d’ametista.

Ma piano, piano!

Per amore dell’uva, se non altro,

i cui pampini bruciano nel gelo,

i cui grappoli andrebbero distrutti

per amore dell’uva lungo il muro.

R. Frost

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6 pensieri su “diciotto

    • nuvolesparsetraledita ha detto:

      Ciao, che piacere risentirti! Purtroppo in questo periodo sono operata di lavoro e faccio solamente una puntatina ogni tanto… come stai?
      A pre,sto, buona serata anche a te ☺

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