DEDICATO


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Non credere con queste quattro note di farmi sballare, cambiare idea e convincere a fermarmi qui stasera con te che sei solo.
Non lo dico, no – non voglio offenderti – ma mi alzo, prendo la mia roba e vado verso la porta; tu mi dici: – Ciao, con l’aria un po’ triste abbassando la testa e guardando ai tuoi piedi il cane che dorme, e sembri tu pure un cucciolo irsuto; subito dopo però alzi gli occhi, li fissi nei miei e mi ordini: – Ritorna, ritorna presto.
Io sbatto la porta e scendo le scale di corsa.
No, non ritorno, stai certo… ho altro da fare anche se mi piace ascoltarti per ore, quando sotto le tue mani il pianoforte diventa amante, magia, vita e l’amore sognato cercato, introvabile in ogni strada che ho attraversato, mia speranza, diviene mio essere finalmente qualcosa.
Ho altro da fare: scrivere, discutere, ascoltare, progettare e costruire. Devo ridere, scherzare, trovare la mia strada, forse amare; di certo soffrire.
Intreccio giorni ininterrotti ed incontri, notti, serate e albe nuvolose; collego fatti e speranze, sogni e salite; aspetto che tu mi chiami.
Tre squilli, silenzio, poi ancora tre squilli.
– Sono sotto casa, mi dici, ti aspetto.
Fa freddo, fuori, tu mi tendi la mano e Bologna ci guarda.
Poi le strade, le piazze, le luci che riverberano pioggia; i portici, finalmente una pausa. Fa freddo, stasera. Mi stringo nel giubbotto leggero, mi stringi anche tu ed io mi allontano.
C’è un bar, laggiù in fondo, sempre aperto a quest’ora. Entriamo e prendiamo un caffè; avanza a passi leggeri, la notte – stanotte. Mi sembra non voler passare.
– Ho una musica nuova, te la faccio sentire, se vieni.
D’accordo, io salgo: lo sai che non resisto, se ci sono le tue mani la tua voce – una musica nuova.
Però salgo e basta: ti sento e me ne vado.
Nella vita reale tu non ci sei, non sei qui seduto sul bracciolo della poltrona, non mi porti la colazione al mattino, non mi passi la giacca quando usciamo; nella mia vita c’è un’altra vita: scrivere, discutere, ascoltare progettare e costruire. Sei tu però l’amare e il soffrire.
Fuori è Bologna.

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hr-linebyMaT27.9.1980

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