ESERCIZI DI SCRITTURA: uno, mare

MARE

Usciva ancora tutti i giorni verso sera; camminava per il borgo sino alla spiaggia e lì si toglieva le vecchie pantofole nere,  poi andava.

Avanzava lenta sulla sabbia, affondando a volte sino ai calcagni ma non si fermava mai: non parlava, quasi non salutava se incontrava qualcuno; camminava come aveva fatto con Augusto per cinquant’anni, quasi ogni giorno verso sera.

Ora era rimasta sola, ma al tramonto arrivava sulla spiaggia sbucando sempre dallo stesso buio voltone, con le stesse vecchie pantofole nere.

Aveva trovato una conchiglia, una sera, più grande e più bella che quasi non ci credeva; l’aveva ripulita della sabbia, lucidata con la manica di lana del suo golf. L’aveva portata a casa e non l’aveva più lasciata, da allora, da dopo che l’aveva portata all’orecchio per sentire il mare.

Non poteva proprio più lasciarla, la conchiglia, perchè dentro c’era la voce di Augusto che le parlava, ma nessuno le credeva.

Sorridevano quando lo diceva: era vecchia, era un’innocua mania di donna anziana rimasta sola dopo cinquant’anni di vita con Augusto, quello che faceva il pescatore.

Gli aveva ricucito le reti, lavato e stirato i vestiti, preparato da mangiare: lo guardava partire ogni sera con la barca, lo aspettava già alzata all’alba, quando ritornava.

Nella conchiglia, nel suono della risacca, c’era la voce di Augusto che le parlava, la stessa voce di sempre, con lo stesso tono le stesse parole.

– Mamma, la nonna non risponde, mamma, vieni a vedere! urlò Alessandro e Lia corse sul piccolo terrazzo di fronte al mare dove sua madre come ogni pomeriggio sedeva sulla poltrona di vimini, in quelle ore troppo calde per uscire.

– Mamma, perchè non si muove?

Miriam taceva mentre Alessandro e sua madre si affannavano intorno alla nonna appoggiata al cuscino, con gli occhi chiusi, così abbandonata. Lei era piccola, nessuno le spiegava, nessuno le disse niente mentre raccoglieva la conchiglia appoggiata sul grembo della nonna e  se la portava all’orecchio.

– Mamma, c’è la voce della nonna che mi parla, dentro alla conchiglia, disse, ma nessuno la ascoltava.

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LA CONCHIGLIA

Non a te appartengo sebbene nel cavo
della tua mano ora riposi, viandante;
né alla sabbia da cui mi raccogliesti
e dove giacqui lungamente prima
che al mio sguardo si offrisse la mia forma mirabile.
Io compagna d’agili pesci ed alghe
ebbi vita dal grembo delle libere onde.
E non odio né oblio ma l’amara tempesta me ne divise.
Perciò si duole in me l’antica patria e rimormora
assiduamente e ne sospira la mia anima marina,
mentre tu reggi il mio segreto sulla tua palma
e stupito vi pieghi il tuo orecchio straniero.

Margherita Guidacci

   

Suggerito su "Amata scrittura", di Dacia Maraini, Bur. 
Scritto oggi, ventunaprileduemilaquindici,su appunti di tanto tempo fa.
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4 pensieri su “ESERCIZI DI SCRITTURA: uno, mare

  1. lacantatricecalva ha detto:

    Splendido racconto Nuvola! pensa che tra le mie collezioni ci sono le conchiglie e le pietre (veramente anche sassi o come dicono a Roma serci o breccole). Però mi piacerebbe che una conchiglia ereditasse la mia voce e portasse lontano i miei racconti, magari qualcuno disposto ad ascoltare qualche vaneggiamento si trova

    Mi piace

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