Oh, non diciamo più nulla di Anna…

Anna se n’è andata in silenzio una sera lasciando da soli i bambini.

Era stanca, da tempo era stanca e non voleva più giocare. Sedeva e taceva, tutte le sere dopo cena mentre Giovanni la chiamava sul divano a guardare la televisione; sedeva e non parlava, quasi non rispondeva neppure alle domande più facili: – Hai fame, vuoi uscire, hai fatto la spesa?

Piangeva spesso, Anna, non guardava più negli occhi la gente. I capelli legati quasi sporchi, le unghie tagliate cortissime, i vestiti – sempre gli stessi – che pendevano informi sul suo corpo smagrito.

Giovanni però non capiva e la notte la cercava come sempre, con gli stessi gesti le stesse parole; lei chiudeva gli occhi e fingeva di essere lontana, oltre il cielo caldo di giugno, oltre lo stradone asfaltato che passava dritto sotto casa. Giovanni al mattino faceva la doccia e partiva, lasciandola sola con i bambini, i panni da lavare far asciugare stirare riporre nei cassetti nell’armadio. La lasciava sola a cucinare: pulire affettare tagliare la verdura cuocere la carne tutti i giorni tutto il giorno da sola coi bambini. E i bambini la chiamavano, non poteva dormire un poco dopo pranzo: la chiamavano sempre con piccole voci insistenti che si annidavano nelle orecchie e non lasciavano tregua.

Era stanca anche il sabato e  lasciava che fosse Giovanni  a fare la spesa al supermercato, gli mandava insieme i bambini così poteva fermarsi a riposare, a piangere, a pensare. La domenica poi non passava mai, tutti nella stessa stanza troppo piccola da lasciare senza fiato, senza spazio, senza tempo per pensare, per piangere e riposare.

Anna se n’è andata in silenzio una sera lasciando da soli i bambini;  l’ha trovata Giovanni quando è tornato a casa e l’ha vista con gli occhi lontani, sdraiata sul letto coperta dal lenzuolo rosso di sangue, ferma come quasi tutti i giorni, da sola.

I bambini giocavano in cucina seduti per terra, e  non si erano  accorti di niente.

hr-linebyMaT26. 06. 2015

 

Notte stellata

La città non esiste
se non dove un albero dalle nere chiome scivola
come una donna annegata nel cielo caldo.
La città è silente. La notte in tumulto con undici stelle.
Oh stellata notte! E’ così
che voglio morire.

Si muove. Sono vivi, tutti.
Perfino la luna si rigonfia nelle sue catene arancio
per schizzare, come un dio, bambini dal suo occhio.
Non visto il vecchio serpente s’inghiotte le stelle.
Oh stellata notte! E’ così
che voglio morire:

dentro quella bestia notturna assalitrice
risucchiata da quel dragone, separata
dalla mia vita senza un affanno,
senza un gonfiore,
senza un lamento.

Anne Sexton

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