STORIA DI BERLECCA

Su verso la Langa lo conoscono tutti, Antonio Cortesi, classe millenovecentotrentotto, cinquanta chili sporchi, capelli tutti bianchi, due lunghi baffi.

Lo chiamano tutti Berlecca, ma il motivo non lo sanno più neanche i  vecchi: ne son rimasti pochi, a conoscerlo, a sapere di chi è figlio da dove viene che fa mentre cammina di cascina in cascina, la notte, con in mano la pignatta unta della masca di Neive.

Si alza però sempre all’alba, lavora nei campi, ara ancora guidando il vecchio trattore, semina e zappa come quando era giovane. Munge e prepara il formaggio, dà il fieno alle bestie, raccoglie l’erba e spazza l’aia proprio come quando c’era ancora Carolina, a vivere con lui. Nemmeno gli sembra che sia morta già da dieci anni e qualche mese: gli sembra ieri che lo chiamava per cena, che gli portava il pranzo nei campi, con la mezza pinta di vino ed il pane duro, del giorno prima.

E’ caduta da una rocca, povera Carolina, inseguendo una capra che non voleva tornare a casa. Ha messo male un piede ed è ruzzolata giù verso il ritano in fondo, massacrandosi contro il tufo. L’ha trovata proprio lui l’indomani; era viva, ma tutta rotta. Portarla all’ospedale con l’elicottero non è servito a niente: qualche giorno poi via, senza neanche svegliarsi e salutarlo. Dopo cinquant’anni insieme neppure un saluto, una stretta della mano, e pensare che l’aveva cercata, chiamata tutta la notte.

Così era rimasto solo, in cascina, perchè i figli erano tutti lontano: il più grande a Torino, il più piccolo a Milano e Marisa – l’unica ragazza – in paese, per fortuna vicina così che tutti i giorni passava.

Risultati immagini per contadini

Proprio Marisa è venuta per prima a domandare e Berlecca le ha riso in faccia: – Che ti ho fatta studiare a fare?  le ha detto quando lei ha chiesto della pignatta ereditata dalla masca di Neive – Ma ci credi a queste storie? le ha ancora detto subito dopo e lei ha dovuto fare un passo indietro, scrollare le spalle…

– Ma no che non ci credo, non ci credo no, ha risposto, ed è tornata a casa pensando alla gente, agli stupidi che mettevano in giro quelle storie.

Poi è toccata a Giovanni, che lavora in banca e ci tiene, non vuol fare delle brutte figure: l’ha saputo dalla vecchia Marietta, lei un po’ strega davvero, che lo ha fermato domenica mentre passava in macchina per il paese e si è fermato a comprare due paste da portare a suo padre.

– La pignatta unta della masca di Neive, quella più potente di tutti… l’ha presa tuo padre, sta attento, Giovanni! gli ha detto davanti al negozio e meno male che sua moglie era in macchina e non ha sentito così non ha dovuto spiegare.

La gente parla, è ignorante la gente. La gente si fa segnare i vermi, la paura; la gente ha notato che sul noce davanti alla casa di Berlecca ogni notte  adesso canta la civetta. Nei boschi si accendono le luci, dopo che lui è passato, risuonano strane voci ed hanno tutti paura, ormai.

Qualche notte Berlecca diventa un caprone e corre per le strade del paese: nessuno può prenderlo, nessuno lo riesce a fermare: ha fatto cadere Masino che ci ha provato e gli ha rotto due costole passandogli sopra. Adesso Masino gliel’ha giurata e gira con lo schioppo carico, lo maledice e sputa per terra tutte le volte che ne parla: il fieno gli ha fatto perdere, tutto il fieno della Pianca che non è riuscito a riparare per  tempo prima del temporale perchè era all’ospedale. Altre notti Berlecca invece si fa maiale e grugnisce, grugnisce mentre scende al ruscello sotto al paese dove beve, poi passa negli orti e rovina tutto: non c’è frutto che scampi.  Una sera, davanti all’osteria, Tonino della Casa Bianca gliel’ha detto: di piantarla, di lasciare stare loro povera gente che ne hanno sempre abbastanza. Una masca non serve, in paese, fa solo del danno. E Berlecca l’ha fissato, ma non ha neanche risposto. Si è incamminato verso casa senza guardarsi intorno, con il capo chino, le braccia abbandonate lungo il corpo curvo: classe millenovecentotrentotto – non son pochi, i suoi anni – cinquanta chili sporchi di ossa contorte e poca carne, solo.

Tonino l’indomani è caduto dal fienile, si è schiantato sul cemento davanti a casa sua. L’han caricato sull’Ape per portarlo dal dottore ma era già morto.

Risultati immagini per vie di paese cascine

Su verso la Langa lo conoscevano tutti, Antonio Cortesi, classe millenovecentotrentotto.

Lo chiamavano tutti Berlecca, ma il motivo non lo sapevano più neanche i  vecchi: ne son rimasti pochi, a ricordarlo, a sapere che aveva preso lui la pignatta unta della masca di Neive.

Adesso si è impiccato all’albero vecchio: non riusciva più a parlare, a spiegare alla gente che non era una masca, che le masche siamo noi quando non ragioniamo, quando la luce ci abbandona.

Antonio Cortesi, classe millenovecentotrentotto, detto Berlecca.

Risultati immagini per uomo impiccato bianco e nero

hr-line

Dedicato a mio padre, narratore di storie di masche…

Ventiaprilemillenoventosettantanove, seconda stesura in questi giorni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...