Non si moltiplica il tempo

Guarda fuori: è quasi notte.

Il cielo blu è trascolorato, ha riempito l’infinito del buio freddo di un tempo che non vivi; indovini i rumori, fuori – i rumori spenti della notte che ti accerchiano e ti catturano – e vorresti dilatare questo spazio, vorresti moltiplicare questo tempo e non vedere. Sono le dita nodose, adesso, le unghie che si sfaldano; sono le rughe attorno agli occhi, le pieghe ai lati della bocca: non vorresti vedere il tuo corpo che invecchia, i capelli candidi alla radice, la fatica della sera che ti piega la schiena.

Ma non si moltiplica il tempo: si sciupa.

I rumori della casa terminano, a quest’ora; non c’è quasi più nessuno. Dorme borbottando il frigorifero, respira forte la gatta e sogna. E’ il momento dei ricordi dolci, dei progetti che fanno male; è il tempo di un giorno che pesa, di una notte che non riposa; hai sciupato giorni interni, hai perduto qualche stagione, ti sono mancati alcuni anni: non li vedi, se ti guardi indietro, non li sai anche se ci sono stati. Sforzati, sforzati, pensali; ci sono stati ma non ricordi come.

Spogliati, vai a letto: è ancora caldo della sua assenza.

 

Gabriele Münter

C’è come un dolore nella stanza

C’è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.

C’è come un rosso nell’albero, ma è
l’arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch’essi pesano.

Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d’un destino
di uomini separati per obliquo rumore.

Amalia Rosselli

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Alba, ancora

Alba serena  fredda, quindici gennaio; anno giovane, cielo sgombro di nubi – azzurro gelido nella brina sui tetti e sulle strade, sui campi e fra gli alberi –  lieve chiarore rosso verso ovest.

Lucifero brilla ancora, ed il suo alone si allarga, trema.

Un volo di corvi passa sui tetti e gracchia, rispondono altri uccelli dalla siepe e ciangottano allegri; si alza una tapparella ed il suono vibrante cupo riempie il breve tratto d’aria attorno alla finestra; un’auto si ferma nel viale, spegne il motore: silenzio.

Hai tempo, scrivi; anche poche righe, anche soltanto queste, ma scrivi.

Lascia una piccola traccia nell’aria serena, nel cielo adesso immoto mentre il giorno va a cominciare con le sue ansie, le sue ragioni; scrivi una piccola cosa, due righe solamente. Accogli nella mente un lieve pensiero, passalo alle dita, serbalo qui, su questa pagina bianca. C’è sempre una poesia che fa ritmo nel cuore, ci sono sempre musiche, al mattino.

Poi devi andare, sarai presto pronta e ti volterai a guardare la casa, la luce che radente rischiara gli spazi, il giorno che irrompe e rischiara. Fuori, il gelo di un giorno chiaro ti attende.

 

Quadri di William McGregor Paxton, come sempre dal web …

Alba

 

Amore mio, nei vapori di un bar
all’alba, amore mio che inverno
lungo e che brivido attenderti! Qua
dove il marmo nel sangue è gelo, e sa
di rifresco anche l’occhio, ora nell’ermo
rumore oltre la brina io quale tram,
odo, che apre e richiude in eterno
le deserte sue porte?… Amore, io ho fermo
il polso: e se il bicchiere entro il fragore
sottile ha un tremitìo tra i denti, è forse
di tali ruote un’eco. Ma tu, amore,
non dirmi, ora che in vece tua già il sole
sgorga, non dirmi che da quelle porte
qui, col tuo passo, già attendo la morte.
Giorgio Caproni

Notte senza stelle

Notte senza stelle, ma brillano le luci di Natale.

Ovunque, anche sulle colline più lontane si accendono gli abeti, scintillano le siepi, riverberano dalle finestre chiuse i chiarori pulsanti delle infinite luminarie…

Veloci tornano a casa i tardi passanti, ma non è fredda l’ aria, non manca il respiro in questo inverno mite che dell’inverno ha poco.

Notte senza stelle, ma intorno hai il caldo buono della casa, l’afrore di cucina, la confusione del tuo presepe che si sfalda, poi si ricompone diverso.

Dorme la gatta sul termosifone, dal bagno un chiacchiericcio ed un profumo di agrumi e cannella; passano di stanza in stanza i suoni e ti allargano il cuore: se ti affacci alla porta e’ una risata, quella che ti accoglie, e te ne vai con le mani e l’animo colmi. Nell’altra stanza una tastiera che ticchetta veloce, un richiamo, un passo breve: anche lui è casa.

Brillano le luci di Natale: l’ albero rosso e oro, le candele, il centro tavola di vischio e pigne, stesse cose ogni anno, stessi colori.

E’ fitta, ora, la nebbia nel viale; non importa, però: le luminarie della ringhiera la fermano e fanno chiaro.

Mordy si è spostata: ora non è più sul termosifone…

Natale

Ed è la casa

quella che felice

attende:

è la ghirlanda sulla porta,

una corda d’oro

con gli angeli.

E’ l’albero rosso

vicino alla finestra,

luci scintillanti anche di lontano.

Ed è l’odore

dei biscotti allo zenzero,

la musica che scende

per le scale:

ogni anno ritornano,

e vanno per il cuore.

E’ il Natale che mi manca,

quando fuori si fa buio ed il freddo

stringe attorno.

 

8dicembre2014, byMaT