Una stanza tutta per sé

Una recensione per incuriosire, un libro da leggere.
Grazie, Viv!

STRAVAGARIA

Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, Feltrinelli

La libertà intellettuale dipende da cose materiali. La poesia dipende dalla libertà intellettuale. 

Il titolo di questo breve saggio, che condensa due conferenze che la Woolf tenne a Cambridge nel 1928 a partire da una serie di riflessioni sulla donna e il romanzo, punta al nocciolo della questione femminile.
Secoli di letteratura e poesia al maschile avevano fino allora reso omaggio ad una creatura dell’immaginazione, eroica, meschina, splendida e sordida, lontanissima dalle restrizioni, dalla fatica e dall’impossibilita di autodeterminarsi che nella vita reale costringeva la donna sotto il dominio della volontà e del capriccio dell’uomo, padre o marito che fosse, per tutta la durata della sua esistenza.

Immaginativamente la sua importanza é estrema: praticamente la sua insignificanza è totale. (…) Dalle sue labbra escono alcune tra le più ispirate parole, alcuni dei più profondi pensieri della letteratura: nella vita reale non sapeva…

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Primo giugno, fra poco

E’ il caldo arrivato all’improvviso – dormire nudi con il piumone avvoltolato in fondo ai piedi – che dà il passo ai giorni; è il caffè lasciato raffreddare per non bruciarsi ancora una volta, è la ricerca affannosa nell’armadio di qualcosa di leggero da indossare domattina, è giugno  – domani.
Trillano gli uccelli, sembrano sorridere al cielo azzurro, sgombro di nubi: è felice questa stagione, realizza ciò che ha promesso prima; c’è gialla e rossa l’aria, solcata appena dal rombo di un aereo che passa alto e svanisce oltre l’Appennino.
Primo giugno, domani: prometti che ricorderai – lo pensi mentre scrivi anche se non scrivi di lui; preghi di avere ancora tempo e capacità, speri di farcela – una riga dietro l’altra, una catena di parole che formano frasi che faranno la sua storia – finchè memoria ti sorreggerà.
Ti affacci alla finestra e guardi il cielo, senti il tubare della tortorella che accanto al comignolo ha fatto il nido; respiri il caldo della sera quieta, l’odore dei gelsomini.
Primo giugno, domani.
Cielo di Giugno
Cielo di giugno, azzurra giovinezza
dell’anno; ed allegrezza
di rondini sfreccianti in folli giri
nell’aria. Ombre, ombre d’ali
vedo guizzar sul bianco arroventato
del muro in fronte: ombre a saetta, nere,
vive al mio sguardo più dell’ali vere.
Traggon dal nulla, scrivendo con nulla
parole d’un linguaggio
perduto; e le cancellano
ratte, fuggendo via fra raggio e raggio.
Ada Negri

Notte senza stelle

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Caliginosa e lieve guardi la nebbia di una sera qualunque di un ottobre qualunque, quando le stelle ci sono, e palpitano, e magari ti guardano ma sei tu che non le vedi …

Non è ancora molto freddo, non è ancora troppo buio: verranno fra poco, il buio e il freddo, ma adesso -ancora – puoi uscire e guardare il cielo: la nebbia che scende e prende il posto delle nubi azzurre che erano  in cielo prima di sera, le stelle che non vedi ma palpitano, palpitano e magari ti guardano anche se tu non le vedi.

La notte arriva poi, sulle ali di uccelli notturni che sbattono le ali e si posano, ti sommerge, ti spinge, ti placa; che importa se anche oggi non hai trovato abbastanza parole, se le foglie cadute dagli alberi non ti sono bastate, se l’odore greve della terra e un ultimo sprazzo di sole non ti hanno dato tempo e modo.

E’ una sera qualunque di un ottobre qualunque e la nebbia nasconde le stelle: non ti resta che chiudere le finestre, accendere qualche luce e riprovare a cercare parole nelle stanze, nel cuore, fra i cuscini del divano e le lenzuola.