a casa mia


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Due figlie che ancora transitano attorno all’adolescenza, domande a cui non so risposte: crescere vuol dire diventare grandi, ma in che senso? Vuol dire diventare saggi? Non è così automatico, ovvio.

Tanti ragazzi di diverse età conosciuti negli innumerevoli anni di una professione, l’insegnante prima di scuola primaria, poi secondaria di primo grado, ora secondaria di secondo grado (la scuola superiore, per intenderci).

Il denominatore comune uno solo: la fatica, l’incertezza, a volte la paura e lo scoramento: diventare grandi è difficile… però, a ben guardare, è difficile vivere.

Sempre e ad ogni età.

E’ difficile diventare grandi così come è difficile invecchiare, ma ai ragazzi, agli adolescenti – categoria sfumata, dai contorni visibili, conosciuti, ma in un certo senso irreali – è permesso esprimere il disagio del cambiamento.

E’ un adolescente, certo che fa così…

L’adolescenza, si sa…

100_1241

Necessità o alibi, l’adolescente può ribellarsi e sarà scusato, può contestare e sarà apprezzato, può esimersi e tirarsi indietro e sarà trovato un motivo su misura per lui.

Dopo tutto questo non sarà più possibile e forse per questo l’adolescenza, ormai, è un periodo della vita che si fa sempre più lungo: comincia sempre prima, oggi, e finisce sempre più tardi, nel comodo e pungente crogiolarsi del volere e non potere, del pretendere, dell’avere gratuitamente e senza scambio.

O forse no: non è comodo essere ancora così poco da non poter decidere, non conviene restare fermi chiedendo, pretendendo senza poter dar nulla in cambio.

Michele Serra narra, in un romanzo lieve, incisivo – “Gli sdraiati” – l’adolescenza oggi, gli adolescenti di oggi.

Animaletti sconosciuti ed incomprensibili, un po’ schifosetti ma amati tanto nonostante, aiutati, sorretti, spinti avanti, tenuti indietro: ed in cambio…

“Ma mamma, solo gli sfigati escono con i genitori il sabato pomeriggio!

Poi passa, e cercano di nuovo i genitori, tornano ad appoggiarsi, a farsi sorreggere, ad attendere la spinta; poi ancora forse daranno appoggio, sorreggeranno, daranno la spinta e attutiranno le cadute.

Le nostre, i grandi.

E allora saranno grandi pure loro, magari pure saggi.

Leggere “Gli sdraiati” ha dato colore a tante cose che confusamente avevo osservato, provato, assaporato, più o meno. O forse non proprio così, ma non è importante perchè il senso è uguale.

Leggete “Gli sdraiati” se avete figli adolescenti (periodo che va dai 10 anni, oggi, ai 30 o forse più…), leggetelo se non ne avete, ma vi piace guardare nel mondo i ragazzi: sono loro i grandi di domani, i saggi (forse).

FORSE UN PO’ CONSOLA…

La ricerca:  i dati del Garante per l’Infanzia «I ragazzi sono competitivi e non amano la trasgressione»
Preferiscono i genitori agli amici
La sorpresa degli adolescenti
Lo psicoterapeuta Scaparro: «Apprezzano di più chi sa dire anche dei no a chi risponde sempre sì con noncuranza» La famiglia è cambiata ma resta il luogo delle certezze
di Elvira Serra
Mi fido di te. Incredibilmente. Sei adolescenti su dieci si fidano dei genitori più che degli amici reali, di un fratello o di una sorella, degli insegnanti, dell’allenatore di calcio, del parroco o, addirittura, dell’amico virtuale conosciuto su Facebook. Quei pomeriggi interminabili, agli occhi di mamma e papà, trascorsi davanti al pc, o sul letto con lo smartphone in mano, sono sì modalità consolidate della socializzazione contemporanea, ma i nostri figli non hanno mai pensato che fosse il web il luogo ideale per essere ascoltati, perché per loro nella famiglia ci sono maggiori opportunità di dialogo e di ascolto, e un ragazzino su tre vorrebbe anzi trascorrere più tempo con i genitori.

Sembravano ipotesi dell’irrealtà, sono i dati della indagine Doxa che sarà presentata domani mattina in Parlamento durante l’annuale relazione del Garante per l’infanzia e l’adolescenza Vincenzo Spadafora. Seicento interviste ad altrettanti ragazzini tra i 14 e i 17 anni ci restituiscono una fotografia di giovanissimi diversa da quella distorta dalla lente d’ingrandimento dei fatti di cronaca. «Le studentesse dei Parioli ci lasciano intuire una generazione di sbandati, ma la realtà è ben diversa», spiega Spadafora, che rivendica il fatto di rappresentare l’unica istituzione pubblica italiana che si occupa di bambini e di adolescenti in forma esclusiva.

Un impegno complicato dal fatto che non esiste una «cabina di regia»: «Nel governo ho almeno sette interlocutori in ministeri diversi. E non aiuta la questione delle deleghe. Il primo ministro si è tenuto quella alla famiglia e alle adozioni internazionali. Tutto bene se non fosse che ha già tanto da fare senza aggiungere questi temi». L’urgenza, invece, c’è. Quanto meno perché sono più di due milioni i bambini e gli adolescenti che vivono in famiglie povere e seicentomila di loro non hanno neppure la garanzia di due pasti fissi al giorno.
La famiglia, dunque, diventa il punto di partenza per arrivare ai più giovani, a questi ragazzini sempre più solitari: il 62% non è mai stato in oratorio, il 67% non ha mai fatto volontariato (ma rovesciando il dato vuol dire che uno su tre lo fa), l’89% non ha mai fatto attività politica e il 76% non è mai stato in centri di aggregazione. A loro non piace fare cose trasgressive, sono competitivi e credono che fuori dall’Italia ci siano maggiori opportunità: e infatti si sentono pronti a espatriare quando arriverà il momento.

E se non sorprende che il 73% non possa rinunciare al telefonino, restano quei dati, sulla fiducia e sulla importanza della famiglia (perché mi capisce, ha risposto il 45%) a lasciarci con un pensiero in testa. «Non dobbiamo stupirci di fronte a questi risultati, che non sono in contraddizione con il conflitto generazionale che fa parte della crescita e della natura umana», interviene lo psicoterapeuta Fulvio Scaparro. «La fiducia nei confronti del padre e della madre non contrasta con il bisogno di battagliare con loro: preferiamo di certo uno che ci dice di no a uno che ci dice di sì con noncuranza. Quando i ragazzi rispondono che i genitori sono una rottura di scatole, io lo considero il massimo dei complimenti. Come genitori, semmai, dovremo interrogarci sulla loro richiesta di trascorrere più tempo insieme: spesso trascuriamo il fatto che siamo tra le poche persone che non dovrebbero essere mai virtuali».

Il 2% che si fida degli amici virtuali fa ben sperare la psicologa dell’età evolutiva Tilde Giani Gallino: «È positivo questo essere critici con chi si conosce appena». Chiude Scaparro: « Nessuno può considerare veri i suoi quattromila amici virtuali. Mi sembra che i ragazzi utilizzino la Rete per non stare da soli. Siamo noi adulti, forse, che le diamo una forza che non ha».
9 aprile 2014 , Corriere della Sera

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...