MAGGIO 2015, un po’ di piacere ci sta…

Maggio è il preambolo dell’estate, l’attesa delle vacanze, il sogno del mare e del sole caldo sulla pelle.

Maggio è le passeggiate in campagna, fra l’erba alta e verde, alla ricerca dei ruscelli nascosti.

Maggio era gli iris che costeggiavano gli orti, che crescevano lungo i fossi ed i fiori senza paura: ogni anno più numerosi, più alti, più belli. Ora sono dimenticati, fiori di terza classe che raramente si coltivano nei bei giardini curati da giardinieri in guanti bianchi.

In botanica, il genere Iris raccoglie circa duecento specie di piante della famiglia delle Iridacee, il cui fiore è comunemente conosciuto anche con il nome di giaggiolo.

Il nome del genere deriva dalla parola greca Iris che significa arcobaleno.

Il genere è caratterizzato da un fiore attinomorfo con tepali saldati alla base in un breve tubo. I tepali esterni sono ripiegati verso il basso, e sono dotati di una fascia di papille chiare (barba); i tepali interni sono ripiegati verso l’alto. Nel gineceo l’ovario è infero, lo stilo è diviso in 3 porzioni coprenti gli stami.

Comprende specie erbacee e perenni per lo più rizomatose.

Tra tutti i fiori, l’iris trasmette sentimenti profondi e positivi: l’assoluta fiducia, l’affetto dell’amicizia, il trionfo della verità, ma soprattutto la saggezza e la promessa della speranza, l’ultima a fuoriuscire dal vaso scoperchiato da Pandora, dopo che tutti i mali si riversarono nel mondo, come narra la mitologia greca.

Secondo alcune interpretazioni, il numero tre ricorrente nell’iris – i petali in posizione verticale, quelli girati verso il basso, i boccioli per stelo – rimanda a quello della Trinità, motivo per cui l’iconografia cristiana ha assunto questo fiore come simbolo di fede, di coraggio e di saggezza.

In Asia orientale, il significato dell’iris era considerato come un talismano contro ogni maleficio, così che veniva dipinto sull’armatura dei soldati per proteggerli dai nemici. Il fiore di iris, ritto e proteso verso il cielo, era ritenuto anche simbolo di longevità.

Disponibile in tantissime varietà come i colori dell’arcobaleno, oltre al bianco più puro, l’iris viene denominato ‘farfalla porpora’ dai cinesi per i vistosi petali posti a ventaglio svolazzanti sotto il soffio della brezza. In particolare, il fiore di iris viola (o ‘giaggiolo di S. Antonio’) è considerato simbolo di sapienza; bianco (‘giglio di Firenze’ o ‘giaggiolo bianco’), di purezza; blu (‘giaggiolo odoroso’ o ‘giaggiolo delicato’), di fede e di speranza, mentre in Giappone rappresentava le gesta eroiche della nobiltà.

Nel linguaggio floreale, un mazzo di iris è un regalo significativo per esprimere simpatia (compleanno, anniversario) e ammirazione (socio o collega), confortare (ammalato), incoraggiare nell’affrontare la vita e il futuro dopo le difficoltà, augurando l’arrivo di tempi migliori, ma è il fiore più specifico per il laureando in quanto riflette la saggezza acquisita con gli anni di studio e la speranza che percorso di successi continuerà.

La denominazione del genere ‘iris’ deriva dal termine greco che significa ‘arcobaleno’; nella mitologia greca, era personificato dalla dea Iris, messaggera velocissima degli ordini celesti, soprattutto di Era (o Hera), che consegnava agli dei e agli uomini scendendo e risalendo gli arcobaleni dal Monte Olimpo a terra e nelle profondità terrestri e marine.

Secondo alcune interpretazioni, l’arcobaleno stesso era invece tracciato dal cammino di Iris. Figlia del dio marino Taumante e della ninfa oceanina Elettra, sorella delle tre mostruose Arpie donne-uccello, Iris era raffigurata come una bella e radiosa giovane donna con o senza ali sulle spalle e ai piedi, con le vesti svolazzanti dalle evanescenti sfumature luminose dell’arcobaleno, mentre era di corsa o in volo, portando a volte in mano il caduceo (il ramo di ulivo che connotava gli araldi in attività). Questa dea greca accompagnava le anime delle donne defunte ai Campi Elisi, motivo per cui gli iris viola venivano posti dai greci sulle tombe delle loro famigliari.

Diffuse nelle aree temperate di tutto l’emisfero settentrionale, alcune specie di Iridacee sono state utilizzate da diverse culture ad uso ornamentale, medicinale e in profumeria a partire dagli antichi Egiziani, Greci e Romani.

Nella fitoterapia cinese, l’iris era impiegato come antinfiammatorio, antibatterico, antivirale e antifungino.

Il popolo Navajo, nativo del nord America, preparava il decotto di iris ad uso emetico. I rizomi secchi venivano utilizzati in infusione come antidolorifico (mal di denti, alle orecchie, ecc.) e, ridotti in polvere, come antisettico in caso di ferite.

Alle Hawaii, foglie o fiori davano il colorante blu per i tatuaggi; la poltiglia delle foglie macerate con sale, zucchero e spezie serviva per pulire e curare la pelle.

In India, l’iris era assunto come diuretico, antielmintico, e rientrava in un preparato vegetale per il trattamento delle malattie veneree. I rizomi essiccati masticati aiutavano i bambini nel periodo della dentizione, ma erano anche utilizzati per mantenere l’aroma della birra nei barili in Germania e il bouquet del vino nelle botti in Francia.

Durante il Rinascimento, le radici di iris infilate in una corda profumavano l’acqua bollente per lavare la biancheria; con il rizoma essiccato e polverizzato si trattavano le parrucche indossate dall’aristocrazia francese e inglese.

Nell’800, in Italia, prese campo la produzione di questa radice essiccata per soddisfare la forte richiesta di profumo proveniente dal settore nazionale e straniero.

Per le proprietà aromatiche, officinali, coloranti, i fiori e i rizomi di alcune varietà di iris trovano impiego odierno in profumeria (‘radice di orris’ essiccata e invecchiata 5 anni, dal profumo simile alla violetta, fissativo nei pot-pourri), in cosmetica (shampoo a secco), in farmacia (dentifrici) e nell’industria alimentare (correttore del sapore, nei gin azzurri come il marchio londinese Bombay Sapphire e il francese Magellan Gin a base di chiodi di garofano, ecc.).

Alcune specie di iris contengono sostanze tossiche in quantità elevata che possono causare malori (nausea, vomito, diarrea), irritazione cutanea e avvelenamento.

Una varietà di iris giallo trova impiego nella depurazione delle acque stagnanti dalle quali assorbe nutrienti inquinanti come quelli agricoli.

Oltre all’iris coltivato a scopo ornamentale, tra i giardini botanici è da annoverare il Presby Memorial Iris Gardens (1927) con oltre 10mila di queste piante a Montclair, nella contea dell’Essex, nel New Jersey (Usa).

In Italia, dal 1954, il Giardino dell’Iris presenta a Firenze uno dei più famosi concorsi annuali internazionali per ibridatori di questa pianta.

Durante l’epoca medievale, l’iris stilizzato (‘fiore del giglio’ o, da questo periodo, ‘fiore di Luigi’) diventò l’emblema della monarchia francese. E’ leggendario che re Luigi VII (Luigi il Giovane) della dinastia dei Capetingi di Francia partì nel 1147 per la seconda sfortunata crociata recando una bandiera con un’immagine di iris, visto che lo aveva sognato viola. In precedenza, Clodoveo I, re dei Franchi della dinastia dei Merovingi, aveva adottato l’iris a simbolo del suo regno su bandiere, scudi, armature e arazzi, dopo avere ricevuto questo fiore in sogno – tramanda una leggenda – da un angelo per onorare l’evento della sua conversione al cristianesimo nel 496. Clodoveo aveva infatti promesso alla regina Clotilde, che era cristiana, di battezzarsi qualora avesse vinto in battaglia a Tolbiac, ricacciando gli Alemanni dall’alto Reno.

L’iris rosso stilizzato su sfondo bianco, stemma del libero Comune di Firenze, venne invertito nei colori dopo il 1251 in seguito alle lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini.

L’iris, per me, è i lunghi pomeriggi estivi della prima adolescenza passati alla ricerca della frescura, con un libro e una bottiglia d’acqua,  è le chiacchiere con le amiche: sdraiate all’ombra – a scuola finita –  a ripetere sempre le stesse cose con parole nuove.
Gli iris sono un quadro di Van Gogh, il sole e  la sua luce abbagliante. Gli iris sono l’estate e la libertà.

Maggio è fiori a profusione, profumi, colori. E’ i primi frutti dell’estate, gli ortaggi, giornate nei campi. E’ la libertà.

Il sole e la temperatura primaverile di maggio, regalano frutta e verdura freschissime. Ciliegie e  nespole, le prime albicocche. Nell’orto si comincia a raccogliere.

Per  una dieta sana e naturale, per togliere dolcemente e senza conseguenze qualche chilo di troppo, sarebbe bene mangiare in modo naturale, privilegiando frutta e verdura di stagione, che garantiscono il giusto apporto di proteine, vitamine, minerali.

1. Fave. Legumi antianemia, perché ricchi di ferro, abbassano il colesterolo cattivo e contengono molto acido folico. Molto pericolosi, invece, per chi soffre di favismo.

2. Piselli. Ideali per un pieno di proteine, vitamine (A e B1), fosforo, potassio, sodio, magnesio e ferro, danno un buon senso di sazietà e aiutano a depurare l’organismo.

3. Patate novelle. Fonte preziosa di fibre, selenio, vitamina C e potassio, vanno conservate in un luogo fresco e asciutto o in frigorifero, nel reparto delle verdure.

4. Asparagi. Ortaggio povero di grassi e ricchissimo di fibre, calcio, fosforo, magnesio, potassio e vitamine (A, B6 e C), è ideale per eliminare le tossine accumulate in inverno.

5. Barbabietole. Molto ricche di vitamine e sali minerali, controindicate per diabetici e chi ha problemi di gastrite, sono depurative, ricostituenti, digestive e ottime in caso di stipsi.

6. Broccoli. Poveri di calorie (27 per 100 grammi) e ricchi di sali minerali (calcio, ferro, fosforo e potassio) e vitamine (C,B1 e B2), questi ortaggi sono depurativi e antiossidanti.

7. Carciofi. Approfittiamone, perché torneranno a novembre. Disintossicanti e tonificanti del fegato, combattono l’eccesso di colesterolo e trigliceridi e favoriscono la diuresi.

8. Fragole. Molto ricche di vitamine e in particolare di vitamina C, sono anche una discreta fonte di fibre. Al sud le prime vengono raccolte anche a fine febbraio, al nord nella prima decade di aprile.

9. Kiwi. Contengono molta vitamina C ed E e sono ricchissimi di potassio, rame e ferro. Regolano la funzionalità cardiaca e la pressione arteriosa, rafforzano le difese immunitarie e sono diuretici.

10. Nespole. Contengono acqua, vitamine, sali minerali, proteine e fibre vegetali. Sono diuretiche e regolarizzazione le funzioni intestinali. Infine la loro assunzione potrebbe dunque risultare utile in caso di febbre.

Da Marie Claire, Vanessa Perilli – 1 Maggio 2015

E poi le rose, rose in quantità, rose dovunque, il vero simbolo di maggio…

Ma di rose si è parlato tanto, dovunque, ormai, quindi andiamo oltre

Per qualche idea da portare in tavola, ecco:

Quiche di Zucchine e Pecorino fresco

Tempo di realizzazione: 55 minuti

Ingredienti:

6 zucchine, maggiorana e basilico qb, 150 ml di panna (ma va bene anche la ricotta, se preferite light), 3 uova, 150 gr di pecorino, 1 rotolo e mezzo di pasta brisee, sale

Preparazione:

Tritare le zucchine con la maggiorana e il basilico. Strizzarle, in modo che perdano l’acqua, quindi unire la panna e le uova e mescolare bene. Aggiungere il pecorino. Stendere la pasta in una teglia e versare il composto di zucchine. Dalla pasta rimanente, ritagliare delle strisce di sfoglia e disporle a griglia sulla torta farcita. Cuocere in forno a 180° per 45 minuti.

Per il dolce del mese, invece, ecco una proposta estremamente goduriosa: ci sta, di questi tempi!

Cheesecake alle ciliegie

Ingredienti:
Per la base
– 400 g di biscotti secchi (Digestive, of course)
–  230 g di burro fuso
Per la farcia
– 600 g di formaggio Philadelphia
– 4 uova
– 250 g di zucchero
– 1 bustina di vanillina o qualche goccia di essenza di vaniglia
Per il topping alle ciliegie
– un barattolo di marmellata di ciliegie (la quantità è a vostro piacimento)
– circa 150 g di ciliegie scure
– 4-5 fogli di gelatina alimentare
– zucchero q.b.
Tritate i biscotti nel mixer, mescolateli al burro fuso e con essi create la base (e il bordo, se volete) di una tortiera foderata con carta da forno, premendo e livellando bene aiutandovi con un cucchiaio.
Infornate la base così ottenuta per circa 10 minuti in forno a 190°C, poi lasciatela raffreddare.
Nel frattempo preparate la crema: frullate con lo sbattitore elettrico le uova con lo zucchero e la vanillina, poi aggiungete il philadelphia sempre frullando.
Amalgamate bene il composto e versatelo sulla base di biscotti, poi infornate la torta nel forno preriscaldato a 190°C per circa 50 minuti.
Una volta cotta lasciatela raffreddare completamente e mettetela in frigorifero.
Preparate poi il topping facendo caramellare le ciliegie in un pentolino con poco zucchero (dato che la marmellata è già di per sè dolce) e aggiungendo la marmellata, in modo tale che diventi piuttosto liquida.
Ammollate in acqua fredda i fogli di gelatina, poi strizzateli e uniteli alla crema di ciliegie, mescolando finchè non si saranno sciolti del tutto.
Versate poi il topping sulla torta fredda e rimettetela in frigorifero per almeno 4 ore, meglio se tutta la notte.
dal blog
che copio spudoratamente

MAGGIO

Al bel tempo di maggio le serate
si fanno lunghe; e all’odore del fieno
che la strada, dal fondo, scalda in pieno
lume di luna, le allegre cantate
dall’osterie lontane, e le risate
dei giovani in amore, ad un sereno
spazio aprono porte e petto. Ameno
mese di maggio! E come alle folate
calde dall’erba risollevi i prati
ilari di chiarore, alle briose
tue arie, sopra i volti illuminati
a nuovo, una speranza di grandiose
notti più umane scalda i delicati
occhi, ed il sangue, alle giovani spose.

G. Caproni

P.S.:

questo mese mi sento fru-fru, rococò e un po’ anche coccodè, non so perchè…

quindi perdonatemi  e prendete un caffè con me

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