Stasera i glicini

Stasera vorresti raccontare dei glicini, fiori generosi, grappoli profumati e opulenti, abbondante bontà e grandezza di aprile.

C’è un leggero vento quasi caldo tutto intorno, una moltitudine di stelle che palpitano – più in alto, molto più in alto – e lontano l’abbaiare triste di un cane. Lungo la strada, illuminato da un lampione, un pergolato di glicini che si protendono verso l’asfalto e sembrano lacrime.

Stasera vorresti raccontare dei glicini ma è tardi, le stoviglie in cucina sono cadute e un’onda di rabbia e di pena ti porta lontano. Il televisore disturba i ricordi, le voci confondono.

Avresti raccontato dei glicini.

IL PERGOLATO DI GLICINI 

Solaria,
il vento del sud scrolla e devasta il tuo pergolato di glicini. 
Ne piombano a terra i corimbi, chicchi violetti di grandine, 
pesanti d’un peso di morte. 
Così a te traboccan dagli occhi,
nell’ora del torbido amore, le lacrime; 
ma non si raccoglie il pianto d’amore,
non si raccolgono i fiori caduti del glicine. 

Ada Negri

Roma, partire per andare

Il viaggio
A Maxime Du Camp

 

Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, s’allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!

 

I loro desideri hanno la forma delle nuvole,
e, come un coscritto sogna il cannone,
sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli
di cui lo spirito umano non conosce il nome!

C. Baudelaire

e domani ci sarò

Otto marzo millenovecentonovanta, anniversario

Tanto per ricordare…

Nuvole sparse tra le dita

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La sera con il vento, l’attesa vicino alla macchina, lui che arriva, il saluto.

Primo appuntamento:  vestito nuovo, provocante ed audace ma non troppo, abito corto come non porti mai. Parrucchiere nel pomeriggio, profumo in abbondanza – sarà troppo, probabilmente – , manicure.

Otto marzo millenovecentonovanta.

Nel parcheggio  donne in festa soltanto, anche loro vestite di nuovo; risate alte, grida, richiami.  Allegria di ragazze, di donne che escono insieme parlando. Gli scherzi, le battute esagerate.

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Prime feste con spogliarello maschile, uscite sdoganate dai ragazzi, i fidanzati, i mariti. Stasera rimangono a casa, cucinano, stanno da soli, guardano i figli. Stasera alla casa la cena il cane pensano loro. Stasera libertà: libertà fra donne.

Otto marzo millenovecentonovanta.

Le scarpe col tacco forse un po’ esagerato, la camminata insicura.

 – Vieni, appoggiati, ti tengo io.

La gonna stretta, andiamo. Va bene la pizzeria, una qualunque. Ti siedi di fronte a lui per…

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