I freschi rumori del giorno

……

Spesso quando mi sveglio
non so dove sono coricato
e tendo l’orecchio finché giungono
i freschi rumori del giorno:
vado riconoscendo le onde
o il colpo dello spaccapietre,
le grida degli sdentati,
il sibilo della corrente,
e se mi sbaglio di sogni
come una nave smarrita
cerco la terra che albeggia
per confermare la mia strada.

Pablo Neruda, Itinerari

E’ soltanto un’apparenza, la strada vuota.

E’ soltanto un gioco degli occhi stanchi, quegli occhi che si aprono all’alba e per tutto il giorno neppure sbattono più le ciglia: devono stare troppo attenti, perchè altrimenti la realtà sfuma e si nasconde, non esiste più.

Non è vuota, la strada: ci sono gli alberi ed i cespugli, colmi di rumori misteriosi, di schiocchi e di sussurri, di scricchi e di bisbigli. Ci sono le zolle rotolanti e franose, secche e riarse, magari, ma con la pioggia di aprile fioriranno. Ci sono sterpi ed erbe nuove, una timida viola che occhieggia tra l’erba, un ciuffo di minuscoli nontiscordardime. Un soffione precoce attende il sospiro lungo per volare via, perchè la vita è anche altrove. In alto passa un gabbiano, è troppo lontano dal mare, idiota puro ed errante.  Sa però che ci vuole  coraggio per affrontare la strada ed i rumori del giorno ed è pronto.

E’ soltanto un’apparenza, la strada vuota.

Dedicato ad Alex e a Paola, cavalieri senza castello, senza vestiti e senz’oro,  persone che vanno avanti  per  la  strada della loro vita, e se inciampano è per raccogliere un fiore appena caduto, per prendere una pietra e nasconderla in tasca, per guardare meglio una foglia e le sue venature. Allora si fermano e hanno anche un po’ male, ma non importa: si rialzano più ricche. C’è un fiore, adesso, con loro. Ci sono una pietra o un sasso. L’orizzonte è  è più chiaro, brillano  i raggi del sole. I freschi rumori del giorno sono tutt’attorno, sono tutto quel che serve, talvolta.

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Stasera i glicini

Stasera vorresti raccontare dei glicini, fiori generosi, grappoli profumati e opulenti, abbondante bontà e grandezza di aprile.

C’è un leggero vento quasi caldo tutto intorno, una moltitudine di stelle che palpitano – più in alto, molto più in alto – e lontano l’abbaiare triste di un cane. Lungo la strada, illuminato da un lampione, un pergolato di glicini che si protendono verso l’asfalto e sembrano lacrime.

Stasera vorresti raccontare dei glicini ma è tardi, le stoviglie in cucina sono cadute e un’onda di rabbia e di pena ti porta lontano. Il televisore disturba i ricordi, le voci confondono.

Avresti raccontato dei glicini.

IL PERGOLATO DI GLICINI 

Solaria,
il vento del sud scrolla e devasta il tuo pergolato di glicini. 
Ne piombano a terra i corimbi, chicchi violetti di grandine, 
pesanti d’un peso di morte. 
Così a te traboccan dagli occhi,
nell’ora del torbido amore, le lacrime; 
ma non si raccoglie il pianto d’amore,
non si raccolgono i fiori caduti del glicine. 

Ada Negri

Roma, partire per andare

Il viaggio
A Maxime Du Camp

 

Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, s’allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!

 

I loro desideri hanno la forma delle nuvole,
e, come un coscritto sogna il cannone,
sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli
di cui lo spirito umano non conosce il nome!

C. Baudelaire

e domani ci sarò