ABOLITI

Questa torrida estate 2015 passerà di certo alla storia, in Italia; le promesse di rottamare tutto ciò che non funziona nel nostro Paese stanno realizzandosi tutte  grazie all’efficace opera del Presidente del Consiglio e dei suoi efficienti collaboratori.

Oggi è andata in porto la riforma della pubblica amministrazione, quella stessa pubblica amministrazione notoriamente causa della più parte dei mali d’Italia.

Una legge delega a cui seguiranno decine di provvedimenti attuativi: il governo  interverrà sulla   razionalizzazione delle partecipate pubbliche e sul riordino della dirigenza, taglierà le  prefetture e le camere di commercio, sopprimerà il Corpo Forestale dello Stato che dovrebbe confluire in tutto o in parte in un’altra forza di polizia. Tutto in nome di una maggiore razionalizzazione ed efficenza della macchina amministrativa statale.

Mentre i contorni di questa riforma non sono ancora ben chiari, la rottamazione per qualcuno è invece già ben definita: per i segretari comunali e provinciali l’abolizione è ormai una certezza; poco amati dai politici, mal sopportati dalla gente comune che favoleggia delle loro faraoniche retribuzioni e del loro enorme potere, avranno tre anni di tempo per mutare pelle o levare le tende.

Nell’indifferenza dei media, la legge cosiddetta di riforma della pubblica Amministrazione ha infatti abolito una figura storica di funzionario pubblico, quella del Segretario comunale e provinciale.
A prima vista non si comprenderebbe quale ragione, salvo la nota avversione personale del Presidente del Consiglio per la categoria, giustifichi una scelta che priverà gli enti territoriali di un presidio fondamentale della legittimità dell’azione amministrativa.
Ma in realtà la decisione di questo Governo si pone come coerente conclusione di un ciclo che ha visto svilire il ruolo dei Segretari almeno dal 1997, quando la legge Bassanini ne aveva subordinato lo svolgimento delle funzioni alla nomina da parte dei Sindaci, di fatto “legando” ad una parte politica quelli che erano funzionari di carriera, che avevano superato uno dei concorsi nazionali più difficili.
Non deve quindi apparire paradossale che venga abolito proprio il funzionario che le leggi anticorruzione degli anni 2012 e 2013 avevano individuato, in virtù della sua storica autorevolezza, come responsabile all’interno degli Enti locali delle attività di prevenzione e contrasto della mala amministrazione.
Ora il percorso è compiuto e i rappresentanti di una politica che non tollera controlli di sorta hanno eliminato l’unica figura che – soprattutto negli enti locali di piccole e medie dimensioni – ancora costituiva, nonostante tutto, per il comune cittadino, una garanzia di comportamento imparziale e trasparente.
I Segretari confluiranno nel ruolo indistinto dei dirigenti degli enti locali ed un altro importante passo è stato fatto nella direzione di vanificare in concreto e nei fatti quegli stessi valori costituzionali di legalità ed imparzialità che vengono ogni giorno declamati a parole da una classe politica (“vecchia” o “giovane” non fa differenza) che da tempo sembra incapace di perseguire finalità diverse dalla difesa delle proprie posizioni di potere.

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