Il giorno dopo

 

Ah se almeno potessi

Ah se almeno potessi,
suscitare l’amore
come pendio sicuro al mio destino!
E adagiare il respiro
fitto dentro le foglie
e ritogliere il senso alla natura!
O se solo potessi
corpo astrale del nostro viver solo
pur rimanendo pietra, inizio, sponda
tangibile agli dei
e violare i più chiusi paradisi
solo con la sostanza dell’affetto.

(da “La terra santa”)

 

http://www.aldamerini.it/

 

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Pomeriggio di giovedì

Le donne

Ci sono donne…
E poi ci sono le Donne Donne…
E quelle non devi provare a capirle,
perchè sarebbe una battaglia persa in partenza.
Le devi prendere e basta.
Devi prenderle e baciarle, e non devi dare loro il tempo il tempo di pensare.
Devi spazzare via con un abbraccio
che toglie il fiato, quelle paure che ti sapranno confidare una volta sola, una soltanto.
a bassa, bassissima voce. Perchè si vergognano delle proprie debolezze e, dopo
averle raccontate si tormentano – in una agonia
lenta e silenziosa – al pensiero che, scoprendo il fianco, e mostrandosi umane e fragili e
bisognose per un piccolo fottutissimo attimo,
vedranno le tue spalle voltarsi ed i tuoi passi
allontanarsi.
Perciò prendile e amale. Amale vestite, che a
spogliarsi son brave tutte.
Amale indifese e senza trucco, perchè non sai
quanto gli occhi di una donna possono trovare
scudo dietro un velo di mascara.
Amale addormentate, un po’ ammaccate quando il sonno le stropiccia.
Amale sapendo che non ne hanno bisogno: sanno bastare a se stesse.
Ma appunto per questo, sapranno amare te come nessuna prima di loro.

Alda Merini

to be continued…

Si sparge dolce l’alba sulle mie colline.

Si sparge dolce l’alba sulle mie colline. Il sole di fine maggio spunta e  luccica il bosco, la verde pianta,  il fiume.

Si snoda l’asfalto, gareggia col cielo, incontra il profilo di qualche rara nube bianca che aspetta il mezzogiorno.

Cantano in crescendo gli uccellini della primavera, felici del piccolo seme che portano nel becco, si rincorrono  nel cielo, si incrociano si superano si lasciano indietro, e cantano cantano cantano.

Tu respiri il senso del giorno nuovo,  il significato di quest’alba di fine maggio ti esplode nel petto. Guardi fuori, il balcone ed i suoi fiori, il salice poco oltre che non piange più, la magnolia con le mani aperte, luccicanti anch’esse  come il bosco su per la collina, le verdi piante, il fiume.

Dalla cucina arriva l’afrore del caffè, la radio con la voce di chi – chissà chi – commenta i giornali del giorno nuovo.

Profumo di fragole, zucchero sparso sul tavolo, la gatta che si struscia contro le tue gambe e ti chiama, vecchia zitella pettegola anche lei come la luna della notte appena trascorsa. Farfalle nel petto, in fondo alla gola, fra le gambe dove i segreti si incontrano.

Svegliati, riprendi in mano il tuo tempo e il tuo spazio, sogna senza più dormire.

… sogna

Ogni mattina

Ogni mattina il mio stelo vorrebbe levarsi nel vento
soffiato ebrietudine di vita,
ma qualcosa lo tiene a terra,
una lunga pesante catena d’angoscia
che non si dissolve.
Allora mi alzo dal letto
e cerco un riquadro di vento
e trovo uno scacco di sole
entro il quale poggio i piedi nudi.
Di questa grazia segreta
dopo non avrò memoria
perché anche la malattia ha un senso
una dismisura, un passo,
anche la malattia è matrice di vita.
Ecco, sto qui in ginocchio
aspettando che un angelo mi sfiori
leggermente con grazia,
e intanto accarezzo i miei piedi pallidi
con le dita vogliose di amore.

Alda Merini

Tre di tre, trilogia per Alda