E vengono i freddi

Luccica la brina sui tetti, mentre sale il sole, splende sulle foglie larghe delle siepi di lauroceraso; brilla, colpita dal freddo sole invernale, gocciola piano verso il terreno brullo.

Vorrebbe forse venire presto, la neve, scendere ricoprire nascondere questo tempo così spoglio che è oggi, dodici novembre duemilasedici; tempo vuoto, tempo nero, tempo di guerre annunciate e dichiarate, tempo di falò  e di ceneri che il vento non disperde.

Accendi la radio poi il televisore, ti connetti guardandoti intorno – le notizie del mattino, le prime pagine dei giornali, i richiami del mondo –   e non ti trovi: non è il tuo, il mondo che vedi e che fa tanto rumore.

Lo specchio grande dalla cornice dorata riporta la ruga nuova, gli occhi sbiaditi che vedono meno lontano, le occhiaie crateri di tante mancanze, la pelle un po’ flaccida delle notti insonni passate a pensare: c’è un’ aria di freddo, fuori, ed il calore della stanza non basta a cacciarla.

Rari passanti vanno veloci sulla strada, non si fermano a salutare, solo un cenno del capo poi via: a casa c’è modo di inveire contro tutto e contro tutti, seduti comodi davanti ad uno schermo che svela senza mostrare.

Nessuna immagine nuova, non un quadro, non un disegno: si è sciolta la brina dai tetti, splendono le foglie larghe delle siepi di lauroceraso, brilla ora il brullo terreno invernale.

P.S.: scusate, ma ieri mi sono cancellata da un gruppo ormai lontanissimo 
dallo scopo per cui era nato... 
e guardo con triste amarezza il mondo che mi circonda,
questo mondo che è l'oggi.
Passerà, ma oggi sto meglio qui che nel reale.
 

Vennero i freddi

Vennero i freddi,
con bianchi pennacchi e azzurre spade
spopolarono le contrade.
Il riverbero dei fuochi splendé calmo nei vetri.
La luna era sugli spogli orti invernali.


A. Bertolucci

IMPROVVISO

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Un sorriso sulle mani, scarpe nuove – più leggere – e il cappotto  sopra il braccio; il maglione si fa  sottile, senza calze è più veloce anche l’andare.

Vuoi le giacche chiare, i pantaloni nuovi, vuoi sciogliere le rughe dal tuo viso, vuoi un nuovo amore: passeggiare mano nella mano, baciarlo davanti a tutti, guardarlo senza stancarti,  sfinirti in momenti senza fine senza scopo.

Cambierai colore ai tuoi capelli, non sai ancora quale sceglierai, metterai lo smalto rosso sulle unghie, allungherai le ciglia col mascara e nasconderai le occhiaie. Vuoi un nuovo amore, è tempo: l’inverno prossimo è lontano e la stagione calda avanza. Ci saranno sere brevi, giorni lunghi, ci sarà il sole, un prato verde, un fiore.

E’ tempo.

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Tempo di primavera

È venuto il tempo
che il ranuncolo limpido
rischiara
!’erba folta ed amara;
fitte e stupite
si schierano sulle prode
le margherite;
già l’usignolo s’ode.

Attilio Bertolucci

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