DEVI ANDARE

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Poichè sei a casa, stamattina, è bene che tu vada.

Non restare a dormire, a crogiolarti nel letto: c’è il sole, fuori, è primavera e cantano gli uccelli. Il giorno è chiaro, è libera la mente dopo il sonno.

Devi andare, stamattina, approffittare della notte serena, del giorno di aprile.

Profumo di caffè,  pane tostato, la marmellata di limoni perchè è un po’ amara e serve.  Poi l’auto, l’autostrada che si snoda veloce davanti, gli alberi che passano accanto e non hanno vera forma, il guardrail, la striscia bianca, il camion da superare.  Veloce, più veloce, e il motore canta, il volante dentro le  mani è amico, amante.

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Breve sosta, quasi nuova breve colazione, la libertà di fermarsi a guardare, poi il pieno, parlare con il benzinaio e ripartire. Volare verso un altro luogo, un’altra città, verso altre parole.

Ed il sole ti accoglie, pieno, ti scalda anche oggi, rinnova, illumina il cuore. Ci saranno altri giorni, altre notti – ci saranno altre pene, altri lamenti – ma oggi c’è la gioia di andare, di incontrare le amiche di un tempo, il piacere di stare a parlare prendendo un caffè, le risate, i ricordi… quell’amore infelice che Sandra aveva allora,  i figli grandi di adesso. La tua vita, la sua: strade diverse, il piacere di ritrovarsi. E Clara, che vive come sempre da sola, ed è felice di bastarsi. Clara con le risate piene, la lacrima facile. Ed il sole vi ha accolte, vi illumina mentre avanza il pomeriggio e corre veloce verso la sera.

Dovevi andare.

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Canzone di viaggio

Sole illumina il mio cuore,

vento disperdi le mie pene e i miei lamenti!

Piacere più profondo non conosco sulla terra

se non di andare lontano.

Per la pianura seguo il mio corso,

il sole deve ardermi, il mare rinfrescarmi

per condividere la vita della nostra terra

dischiudo festoso i miei sensi.

E così ogni nuovo giorno mi deve

nuovi amici, nuovi fratelli indicare,

finché lieto posso tutte le forze celebrare,

e di ogni stella diventare ospite e amico.

Hermann Hesse

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P.S.: la città è Novara, mie le foto a colori.

Vagabondaggi

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Gli alberi e le nuvole, il cielo, le strade e le case…

Tutto si muove intorno e non è mai lo stesso.

Paesaggi in cui il cuore si perde, panorami il cui l’uguale si compone in altri modi.

Camminare, andare senza fine perchè forse meta non c’è; l’uomo l’ha sempre fatto: Diogene, Paolo di Tarso,  San Benedetto, Rimbaud e Verlaine, e poi  Kerouac.

Anche nel Medioevo, quando muoversi era difficile, rischioso, quasi improbabile, si viaggiava. Ed i vagabondi erano uomini ai quali l’orizzonte troppo prossimo non bastava, così andavano, nascosti sotto il mantello del pellegrino o del mercante.

Vagabondare vuol dire partire ed andare, camminare senza meta; è il viaggiare fermandosi a guardare gli alberi, le nuvole.

il sole brillò un giorno così incredibilmente giallo e giovane sulla vecchia strada provinciale, e sul lago scivolò un battello nero con una grande vela bianca come la neve, e io allora pensai a come era breve la vita – e improvvisamente di tutti i propositi, i desideri e i progetti, non rimase nient’altro che una bella, inguaribile voglia di viaggiare. 

Così selvaggia e insaziabile è la vera voglia di viaggiare , lo stimolo di conoscere e di sperimentare cose nuove, che nessuna conoscenza e nessuna esperienza riescono a saziare.

Quando la terra ci chiama, quando a noi vagabondi giunge il richiamo del ritorno e per noi irrequieti si delinea il luogo del riposo, allora alla fine non sarà un congedo, una timida resa, ma piuttosto un assaporare, grati e assetati, la più profonda delle esperienze.

” Ah, la vera voglia di viaggiare non è altro che quella voglia pericolosa di pensare senza timori di sorta, di affrontare di petto il mondo e di voler avere delle risposte da tutte le cose, gli uomini, gli avvenimenti. Una voglia che non può essere placata con progetti e dai libri, che esige sempre di più e costa sempre di più, in cui bisogna mettere il cuore e il sangue. 

Hermann Hesse, nato a Calw nel 1877, è considerato uno dei maggiori scrittori tedeschi del Novecento. Autore di romanzi come Siddharta, Il lupo della steppa, Narciso e Boccadoro, fu insignito nel 1946 del premio Nobel per la letteratura.
Morì nel 1962.

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