Ehi notte

Nessuno per le strade, nessuno.
Neppure il vento, neppure un soffio leggero, un lucido stillare del ghiaccio che ricopre gli arbusti. Sono serrate le imposte, dormono gli animali nelle loro tane, riposano gli uccelli nei nidi; tutto tace e l’Universo osserva il lento fluire del tempo, in questa notte invernale fredda, colma di silenzio.
E’ sempre la stessa, la strada, anche se deserta; sono sempre uguali le case, non sono cambiati – gli alberi – ora che nessuno li vede. Ogni cosa tiene gli occhi chiusi e sogna, si rimbocca le coltri e si rigira nel tepore del suo giaciglio, poi si abbandona al lento fantasticare incosciente della notte.
Brilla solitaria qualche luce, tremola appena; la luna, sospesa nel cielo, guarda giù compassionevole il tacito deserto che è ora il mondo. Sospira benevola,  si allontana.
Nessuno neppure lassù, nessuno.

Capovolgi la vita

C’è una tristezza di fondo, stasera, come un’anima gelata che ti prende giù dalla gola e fa di nuovo nodo, un nodo sordo come allora.

Il ghiaccio illumina la strada, gli alberi sono trine.

Taci, guardi intorno, attendi ai gesti consueti: spegnere la luce, chiudere le imposte, riordinare. Non in quest’ordine, no, ma i gesti sono gli stessi.

La luna getta raggi nel cielo nero, schiarisce la collina.

Ti siedi sul divano, accendi il televisore, non ti senti di parlare; respiri lento, riempi i polmoni di aria pura; ascolti.

Arriva dal fiume, lontano, uno strano sciabordìo, ma forse non è il fiume.

Cerchi il suo corpo, più tardi; ritrovi un calore che ogni tanto sfuma e si disperde nell’onda lunga della consuetudine.

Si colma di sospiri, la stanza, e si stropicciano le coltri sotto le tue mani.

Domani riprenderai forte la tua vita, la capovolgerai: stirerai tutti gli abiti che da anni non indossi e li indosserai, cambierai colore ai capelli, sarai di più e meglio, sarai altro.

Sorridi tu per prima, sorrideranno anche gli altri; tendi la mano e capovolgi la vita, sii diversa da te: meglio se non se lo aspettano, meglio se nessuno lo saprà, prima…

Piaceri 

La prima occhiata dalla finestra la mattina
Il vecchio libro ritrovato
Volti pieni di entusiasmo
Neve, il volgere delle stagioni
Il quotidiano
Il cane
La dialettica
Fare la doccia, nuotare
Musica antica
Scarpe comode
Comprendere
Musica nuova
Scrivere, piantare
Viaggiare
Cantare
Essere cordiale.

Bertolt Brecht

NOTTE DI MAGGIO, BUONANOTTE

E’ passata l’una, ormai: più nessuno abita la strada; anche le ultime luci si sono spente. Brilla qualche stella, una timida luna appena offuscata da qualche nuvola nera. L’aria è leggera, fresca.

Ti affacci al balcone nel silenzio della notte, vorresti uscire a camminare ma ti spaventa l’indomani, il nuovo giorno. Sai che sarà lungo, colmo di parole, di passi – molti inutili – e greve di pensieri. Un pipistrello nero vola attorno alla casa di fronte, passa un’auto quasi silenziosa. Ti ritrai, chiudi le imposte. Nel silenzio non s’odono neppure i tuoi stessi passi. E’ il silenzio stesso che li zittisce.

Buonanotte, notte di maggio, buonanotte: sogna poco, sogna piano, riposa nel buio e nel silenzio. L’aria di casa sa di pace, del profumo di quei fiori che hai colto appena stamattina. Buonanotte.

Anche quando sembra che la giornata

sia passata come un’ala di rondine,

come una manciata di polvere

gettata e che non è possibile

raccogliere e la descrizione

il racconto non trovano necessità

né ascolto, c’è sempre una parola

una paroletta da dire

magari per dire

che non c’è niente da dire.

Patrizia Cavalli