Venti giugno

E’ trapuntato di stelle, il cielo, stanotte. E quelle stelle pulsano, sembra si spengano, tornano a riaccendersi più luminose.

Solo un graffio biancastro, una nuvola, attraversa la volta quasi nera; è un graffio di piacere, però, il graffio che nasconde un urlo d’amore.

Guardi il cielo, ti perdi, ti par quasi di volare in alto, fra le stelle che pulsano, che sembrano spegnersi e poi tornano a brillare più forte.

Spunta la luna dietro alla collina, illumina l’Appennino.

Viene dalla Riviera, è lì anche per te: sale un canto senza voce, ti colma di ricordi.

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Ehi notte

Nessuno per le strade, nessuno.
Neppure il vento, neppure un soffio leggero, un lucido stillare del ghiaccio che ricopre gli arbusti. Sono serrate le imposte, dormono gli animali nelle loro tane, riposano gli uccelli nei nidi; tutto tace e l’Universo osserva il lento fluire del tempo, in questa notte invernale fredda, colma di silenzio.
E’ sempre la stessa, la strada, anche se deserta; sono sempre uguali le case, non sono cambiati – gli alberi – ora che nessuno li vede. Ogni cosa tiene gli occhi chiusi e sogna, si rimbocca le coltri e si rigira nel tepore del suo giaciglio, poi si abbandona al lento fantasticare incosciente della notte.
Brilla solitaria qualche luce, tremola appena; la luna, sospesa nel cielo, guarda giù compassionevole il tacito deserto che è ora il mondo. Sospira benevola,  si allontana.
Nessuno neppure lassù, nessuno.

SALE DOLCE LA NOTTE DIETRO LE COLLINE

Sale dolce la notte dietro le colline e tu ti abbandoni al sonno, alle mani, al sussurro delle parole notturne. Il silenzio si è fatto più grande, soltanto qualche cicala si fa sentire fra i cespugli lungo la strada.

Tacciono le auto, il vento si placa: bisbiglia appena passando lento e un po’ stanco tra le fronde.

La notte fa suo il cielo, questa notte, e il rumore delle stelle che pulsano, lontane, non ti disturba. Dormi, non parlare, lasciati andare al riposo e al tenero gioco delle gambe intrecciate. Il silenzio è troppo grande, ormai; i pipistrelli solcano il cielo impazziti.

Non fermarli, lasciali sbattere contro i muri della casa. Sogna.

Ci sono notti che non accadono mai

Ci sono notti
che non accadono mai
e tu le cerchi
muovendo le labbra.
Poi t’immagini seduto
al posto degli dèi.
E non sai dire
dove stia il sacrilegio:
se nel ripudio
dell’età adulta
che nulla perdona
o nella brama
d’essere immortale
per vivere infinite
attese di notti
che non accadono mai.

  Alda Merini

Due di tre, trilogia per Alda